Musica

“Post Pop Violence”: Intervista ai Judas The Dancer!

 

I Judas The Dancer, nascono dall’idea di un gruppo di Musicisti  già membri di altre band come la prog band Eloa Vadaath e gli Ashcorn. Arrivano a farsi conoscere dal pubblico grazie al loro singolo” Maradona Talking Heads”  tratto dal loro EP intitolato “Post Pop Violence” . Noi di RedGlaze Magazine abbiamo deciso di farvi conoscere qualcosa di più di questa nuova band, grazie a Nicolò e Marco (bassista e chitarrista) dei Judas The Dancer.

“personalmente pensiamo che ci siano band che sono state lanciate da cover fatte bene, che poi non avevano contenuti nei dischi. Ovviamente quando questo succede quasi nessuno critica: ormai sono lanciate. In verità bisognerebbe sempre fare ciò che ci si sente, con un occhio di riguardo al pubblico ed un altro a se stessi.”  

(Judas The Dancer)

Ph. Maikel Bononi

La scelta del nome Judas the Dancer?

Nicolò: Cercavamo un nome che fosse bello da sentire, non stereotipato e che al contempo rispettasse un po’ la “moda” del momento… Quindi era stato proposto “Motaro”.L’alternativa proposta a questo nome era “Dylan Dog” e li ci siamo ricordati di come lui impreca nelle storie…

Marco: … che poi sarebbe “Judas Dancer”. Però siamo delle fashion victims e non potevamo accettare un nome di sole due parole, quando il tre è così armonico. Il “the” era d’obbligo.

Com’è nato il vostro progetto musicale?

Nicolò: Nasce da 3 membri degli Eloa Vadaath (io, Marco e Lorenzo) che sentivano la necessità di trasportare in musica le loro serate al bar, stanchi di “strasuonare” e non essere graditi e motivati, invece, a far prima di tutto divertire la gente.

Marco: Come sopra, con l’aggiunta che un paio di prove in piena “cazzonaggine” ci hanno aperto gli occhi su quanto ci divertissimo a far roba più “dritta”. More booze, less jerking off.

Quali artisti considerate “la vostra fonte d’ispirazione”?

Nicolò: Inizialmente guardavamo a Mastodon, The Mars Volta e Black Label Society, poi la cosa è un po’ sfuggita di mano quindi, per quanto mi riguarda, adesso l’ispirazione principale sono Ghost, Black Eyed Peas, Cattle Decapitation e le commedie alla francese (i film, ovviamente)…

Marco: Letteralmente qualunque “pruritino” ci spunti tra le palle merita una grattata.

Spesso si tende a criticare la scelta delle band quando si presentano al pubblico con una cover, voi cosa ne pensate?

Nicolò: personalmente penso che ci siano band che sono state lanciate da cover fatte bene, che poi non avevano contenuti nei dischi. Ovviamente quando questo succede quasi nessuno critica: ormai sono lanciate. In verità bisognerebbe sempre fare ciò che ci si sente, con un occhio di riguardo al pubblico ed un altro a se stessi.

Marco: Parlando di noi penso che una simile critica sarebbe grottesca, considerato che nella nostra vita musicale abbiamo puntato solo su musica originale, davvero, da quando eravamo musicisti in erba. Molti delle band che sento fanno cover in modo del tutto inconsapevole con la loro proposta-copia a carta carbone di altri. Noi abbiamo solo valutato che quello brano specifico (Diggin the Grave dei Faith No More, per inciso) fosse in linea  per stile e intento, con il nostro attuale modo di scrivere. Ci è piaciuta l’idea di “coverizzarlo” e senza tante paranoie l’abbiamo fatto.

 Perchè “Maradona Talking Heads”?

Nicolò: i Talking Heads e Diego facevano parte di una delle più aberranti figure fatte da un italiano di successo, in sede estera. Il pezzo racconta agli esteri quanto ci siano italiani meno imbecilli di quelli che ci rappresentano e conferma ai connazionali che siamo generalmente dei pirla. Così sono contenti tutti.

Marco: La canzone è un bel patchwork, si meritava un titolo poltergeist che perseguitasse per sempre sia quelli che l’hanno amata, sia quelli che l’hanno odiata.

Post Pop Violence…

Nicolò: Post Pop Violence è un termine che indica, principalmente  tutti quelli che si inventano nuove definizioni di metal che sono ridicoli. Solo poi è diventata una chiave di lettura per noi: Post nei termini di tutto quel genere di musica suonata, Pop perché un pezzo non orecchiabile non ha un occhio di riguardo per molto pubblico (vedi sopra), Violence perché ci piacciono metal e valvole (come a tutti, del resto).

Marco: Non è esattamente così che suona la nostra musica, qualunque cosa voglia dire? 🙂

C’è un pubblico estero che vi piacerebbe riuscire a coinvolgere in modo particolare?

Nicolò: personalmente sono fan del mercato europeo in generale ma non voglio fare distinzioni. Se il progetto dovesse piacere da matti in Kazakistan sarei comunque contento per me ed i Kazaki, vorrà dire che ci divertiremo assieme in quelle bande…

Marco: Mi dicono che in Ucraina ci sia pieno così di belle figliole… ma siccome se non vedo non credo, per puro spirito enciclopedico vorrei andare a verificare.

Cosa vorreste si pensasse quando si ascoltano i Judas The Dancer?

Nicolò: Ad una serata al bar. Ci sono birre, liquori, discorsi seri, discorsi un po’ meno seri, dei bei fondoschiena  e soldi sempre ben spesi: perché alla fine ci troviamo tutti al bar, perché ci diverte.

Marco: Che vale la pena di sbronzarsi perché la musica ti dice che è bene. Che NON vale la pena sbronzarsi perché tutto sommato è bello ascoltarla. In entrambi i casi bravi, siamo con voi.

 Martha Padovani

Judas The Dancer:

Marco Paltanin – vocals, guitar

Nicolò Cavallaro – vocals, bass

Ronnie Battizocco – drums

Lorenzo Fabbri – guitar

PROSSIMI EVENTI:

https://www.facebook.com/events/1421712847884332/

CONTATTI:

https://www.facebook.com/Judasthedancer/

https://judasthedancer.bandcamp.com

https://twitter.com/judas_dancer

https://www.instagram.com/judasthedancer/

Foto(band)

https://www.facebook.com/makephotostudio/

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