Musica

Da StereoNotte a Rock Bazar: Massimo Cotto si racconta a RedGlaze Magazine

 

C’è  differenza tra   “La musica è la mia vita” e il “voglio che la musica sia la mia vita”

(Massimo Cotto)

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Nato ad Asti, Massimo Cotto è stato definito il più importante giornalista di musica del nostro Paese, scrittore e autore di diverse biografie di numerosi artisti italiani, giornalista in testate nazionali come l’Espresso, Epoca, Max, , Amica, Marie Claire, Grazia, Jam, Rockstar, Radiocorriere TV, Velvet  e internazionali come l’americana Billboard, la tedesca How!  inizia la sua carriera nel mondo della musica nel 1983 diventando conduttore di Rai StereoNotte.  Dalla figura di Disc Jokey, conduttore radio, giornalista  e autore televisivo di importanti manifestazioni canore come il Festival di Sanremo, Massimo vanta una carriera che lo ha visto e lo vede tuttora impegnato in numerosi progetti  artistici, uno dei più recenti Rock Bazar, programma radiofonico in onda su Virgin Radio, diventato inseguito  assieme alla collaborazione di Cristina Donà uno spettacolo teatrale.

Ciao Massimo prima di tutto ti chiedo “Chi è Massimo oggi”?

Massimo oggi è una persona felice, convinta che” l’avvenire debba essere dei curiosi  di professione”, citando uno dei miei film preferiti “Jules e Jim”. Mi ritengo fortunato faccio quello che ho sempre desiderato fare, nel corso del tempo sono cambiato,  tornando alle citazioni ne uso una del grande Muhammad Ali “I sogni che fai a 50 anni sono ben diversi da quelli che fai a 20 però l’importante è che ci sia una continuità tra i sogni che hai fatto quando eri ragazzo e quelli che fai ora che sei  Uomo”, credo di aver conquistato questa continuità grazie alla musica e alle persone  a me vicine, la musica dopo la pallacanestro è la seconda cosa che mi ha dato un senso di appartenenza e che mi ha fatto sentire parte di qualcosa.

  Perché La scelta di intraprendere diverse strade ma sempre nell’ambito artistico?

È un ambito che mi interessa da sempre, io vivo fondamentalmente di Parola, la parola può essere recitata su un palco oppure scritta per essere letta, parlata alla radio o addirittura suggerita quando fai l’autore televisivo, tutto ruota attorno a questo e di conseguenza tieni aperte più porte, che vanno in direzioni diverse ma la parola, dalla letteratura alla musica è usata in tantissime espressioni artistiche.

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Come ci si sente ad essere definiti “Il più importante giornalista musicale italiano”?

Sarei un ipocrita se ti dicessi che non mi fa piacere! Sono molto felice quando qualcuno parla bene di me, il nostro lavoro non lo si fa per l’applauso ma per riuscire a toccare il cuore della gente, per riuscire in qualche modo a far stare bene le persone e sono felice di questo ma non solo, quando qualcuno mi dice che mi segue dai tempi di Stereo Notte mi fa sorridere. Ti racconto un aneddoto che mi è successo tempo fa: sono uscito da una serata di Teatro e ho trovato un padre che con il proprio figlio.Il Padre esclama “Guarda lui è Massimo Cotto quello di Stereo Notte” e il figlio risponde “No lui è Massimo Cotto di Rock Bazar” ,credo che questa sia stata una delle più grandi soddisfazioni della mia vita, ho unito due generazioni facendo sempre la stessa cosa; la radio.

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Parliamo di Musica…com’è cambiato il modo di fare Musica nel nostro Paese?

E’ cambiato non solo nel nostro Paese ma in tutti i Paesi,  è cambiata la società, è cambiato il mondo e di conseguenza il modo di fare musica. Si è invertito un processo che può risultare pericoloso: un tempo si facevano i tour per promuovere i dischi, oggi si fanno i dischi per promuovere i tour! I dischi non si vendono più come un tempo, salvo pochissime eccezioni e l’unico modo che ha un’artista per vendere il proprio disco presente nel mercato musicale è salire su un palco e fare un Tour. Questo nuovo tipo di pensiero ha portato ad un cambiamento radicale nel mondo della musica, si fa tanta musica buona ma mancano i direttori artistici delle case discografiche che come un tempo si muovevano per i paesi alla ricerca di talenti.  Prendiamo i Talent, sono un mezzo per impostare la carriera discografica di qualcuno ma non riescono ad adattarsi al fine, ragazzi che arrivano in Tv e pensano già di essere qualcuno ed è sbagliato. Permettimi un paragone, la Televisione è come una lavatrice, la lavatrice funziona se ti ha lavato perfettamente il tuo paio di pantaloni preferito  poi lo stendi si asciuga e lo indossi nuovamente….ma il fine non è stato mettere i pantaloni in lavatrice.

C’è qualcosa che gli artisti di oggi dovrebbero imparare da quelli di ieri e viceversa?

Gli artisti di oggi dovrebbero imparare a studiare il passato, a non avere nessun tipo di remore a guardare quello che è successo prima di loro. Negli anni del Punk dal 76 all 84 si giudicava il passato in maniera negativa,  quando in realtà la Musica si divide soltanto in due categorie: la buona musica e la cattiva musica. Gli artisti di oggi devono capire che il successo è una conseguenza di tutto il lavoro  fatto e non è facile, devi faticare tanto e questo gli artisti del passato lo sanno bene. I giovani di questi tempi  hanno una freschezza e un’apertura mentale da cui gli artisti più maturi e con un’esperienza più ampia dovrebbero prendere esempio, i giovani non temono di rischiare forse perché non hanno niente da perdere. Il brutto del successo è che poi tendi  a vivere in una bolla, te ne stai per conto tuo e la paura di rischiare aumenta di giorno in giorno, inizi a fare “canzoni fotocopia” ed è sbagliato, i ragazzi di oggi non hanno questo tipo di paura.

Hai scritto tantissime biografie di numerosi artisti italiani, quali responsabilità comporta lo scrivere una biografia di un personaggio già noto al pubblico?

La responsabilità è tutta nei confronti dell’artista con cui stai lavorando, devi fargli capire che gli farai delle domande che possono risultare scomode, che proverai a fargli tirare fuori la parte più nascosta e più vera di lui ma che comunque non lo tradirai mai, a costo di prendere decisioni estreme. Non bisogna mai tradire le persone con cui lavori, poi il vero senso di responsabilità  è anche nei confronti di chi legge, c’è bisogno di recuperare l’arte del cantastorie, di raccontare le storie davanti al camino, un libro non può più presentare una quantità infinita di pagine che analizzano il testo di una canzone, le tecniche e  gli strumenti usati, chi legge vuole scoprire soprattutto il lato umano dell’artista, la parte artistica è sotto agli occhi di tutti, ma quella umana è la più difficile da tirar fuori.

Rock Bazar…come nasce? Come definiresti il Rock ai giorni nostri?

La trasmissione nasce con l’idea di provare a raccontare un periodo magico e irripetibile della Musica Rock dagli anni 50 agli anni 80, un arco di tempo dove sono successe delle cose folli, gli eccessi erano all’ ordine del giorno e le provocazioni erano provocazioni vere. Da Janis Joplin a Jim Morrison e tanti altri artisti, dove la provocazione non era fine a se stessa come spesso accadde nella società attuale ma in quegli anni chi provocava spesso ne pagava le conseguenze, da qui abbiamo costruito un programma che racconta tutto questo, attraverso piccoli episodi che durano all’ incirca due minuti. Tutto questo poi è stato riportato su carta per cui attraverso un altro tipo di linguaggio siamo riusciti a coinvolgere un pubblico più ampio, io lo definisco un “libro da comodino”,  lo puoi aprire in qualsiasi momento su qualsiasi pagina e iniziare a leggere. Grazie all’aiuto di Cristina Donà, Rock Bazar è riuscito ad entrare anche nei teatri, creando una vera e propria interazione con il pubblico, abbiamo già fatto numerose date in tutta Italia. Come definisco il Rock oggi? posso dirti che si parla di un concetto di Rock molto più vicino a quello del Pop, il Rock ai miei tempi era qualcosa di molto più contenuto, qualcosa che ti cambiava la vita che ti toccava nel profondo, il Pop era un genere che ascoltavi alla radio, decisamente più commerciale. Oggi il Rock è qualcosa di confuso, un tempo la Parola Rock aveva un valore semantico ben preciso, aveva un solo significato al di là del ritmo, significava ribellione, provocazione, come ti dicevo il mercato musicale è cambiato e di conseguenza il significato di questo termine, anche se ci sono comunque artisti oggi che vale la pena considerare.

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Hai un consiglio da dare ai giovani musicisti…

Può sembrare banale ma essere se stessi è fondamentale, cercate di esserlo sempre di non imitare nessuno, non dovete aver paura delle “porte in faccia”, credete davvero in quello che fate e soprattutto dovete capire fino a che punto siete disposti a investire per il vostro futuro. La Musica può essere semplicemente un hobby  o un divertimento ma lo dovete ammettere a voi stessi, se invece volete qualcosa di più ricordatevi che  c’è  differenza tra   “La musica è la mia vita” e il “voglio che la musica sia la mia vita”, la seconda  implica dei sacrifici devi prendere le cose sul serio ma non troppo,  non accontentavi cercate di arrivare sempre un gradino più in alto. La musica ti cambia la vita ma è una “figata” assurda.

Se dovessi descriverti con un brano in particolare….

Wild Horses dei Rolling Stone, amo i Rolling Stone più dei Beatles, trovo questo brano meraviglioso mi è sempre piaciuto pensare che i cavalli selvaggi non sarebbero mai riusciti a portarmi via, bisogna avere un senso di radicamento su quelli che sono i propri sogni, i sogni  si dice siano qualcosa di effimero in realtà sono qualcosa di veramente concreto se li vuoi portare avanti. Da un punto di vista romantico Thunder Road di Bruce Springsteen  è la canzone che vorrei essere, mi ha cambiato la vita, grazie a questa canzone sono diventato quello che sono. Infine Kozmic  Blues di Janis Joplin perché penso sia un brano che rappresenti tutti quelli che come me fanno questo lavoro, abbiamo un lato solare e un lato buio, siamo allegri, felici ma con un velo di malinconia, chi sale su un palco,  fa musica, lavora in radio alterna questi  due aspetti .

Martha Padovani

CONTATTI:

http://www.virginradio.it/sezioni/1192/massimo-cotto

https://www.facebook.com/people/Massimo-Cotto/100012425046017

RedGlaze Magazine ringrazia Massimo Cotto per la sua disponibilità.

 

                                                                                                                                                                                            

 

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