Arte/Eventi

Guido Bartorelli e GLI AMBIENTI di Alberto Biasi

 

Guido Bartorelli, docente di arte contemporanea presso l’Università di Padova da tempo si occupa anche di curatela di progetti artistici presso il Palazzo Pretorio di Cittadella, splendida città murata ubicata nella provincia padovana e da sempre ricca di storia e di cultura.

Palazzo Pretorio tra la fine del 400 e l’inizio del 500 è la residenza signorile voluta dai Sanseverino e Malatesta, Signori della città, dove viene riccamente decorata con affreschi. Successivamente durante la dominazione Austro-Ungarica viene utilizzato come carcere; per arrivare ad oggi che è sede, dopo un restauro durato alcuni anni, di una Fondazione Onlus che porta il suo nome.

La Fondazione Palazzo Pretorio è un progetto che può essere definito come centro di sperimentazione, arte contemporanea, relazione, laboratorio, interdisciplinarietá e studio. Difatti ha sempre deciso di integrare vari livelli di studio e di ricerca, affiancando esposizioni di mostre a seminari e laboratori, creando una relazione non solo con il territorio ma con poli di ricerca e Ateni di altre città.

Lo scorso 28 maggio è stata inaugurata la mostra Alberto Biasi: gli ambienti , personale dedicata all’artista padovano e visitabile fino al prossimo 6 novembre, inserita nella splendida cornice del palazzo.

Alberto Biasi è nato a Padova e proprio a Cittadella, nel 1959, giovanissimo ha raggiunto uno dei suoi primi successi come artista, vincendo il primo premio alla IV Biennale Giovanile d’Arte della città.

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Alberto Biasi nel suo studio, 2008

Successivamente si legherà al Gruppo N, che stabilirà la propria sede nella città padovana. Questi, insieme al Gruppo T, con sede a Milano, saranno gli interpreti dell’Arte Programmata italiana. Alberto Biasi, poi, a partire dal 1964, si distaccherà dal gruppo e proseguirà la carriera solista sviluppando la tematica degli ambienti, i quali si sono voluti esporre tutti insieme per la prima volta per la mostra di Cittadella.

Passiamo ora la parola al curatore Guido Bartorelli che gentilmente ha voluto rispondere ad alcune domande per RedGlaze Magazine.

Perché la scelta di una mostra monografica su Alberto Biasi? Osservando le sue opere si coglie subito come la sua arte abbia precorso i tempi.

Questo è un momento di grande interesse e studio per una situazione definita come Arte Programmata in Italia e che rientra nel filone più internazionale dell’Optical Art, che deve a sua volta il nome a una mostra newyorkese. In questa ripresa di studi, per esempio la parte del leone ce l’ha avuta il Gruppo T di Milano. Ritengo che ciò è dovuto al fatto che il Museo del 900 a Milano e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, hanno riallestito gli ambienti degli anni ’60 e ’70 e questo ha fatto sì che potessero essere visti dal pubblico. Osservare opere come queste è meraviglioso e divertente. Inoltre bisogna dire che le tendenze dell’Arte Programmata, per molti concetti, vedi ad esempio il rapporto con la tecnologia, sono tutt’oggi fondamentali per la sperimentazione attuale. Dando centralità a questo tipo di esperienze artistiche si può anche capire quanto siano importanti e precorritrici dei tempi.

Il Gruppo N di Padova, invece, a dispetto del Gruppo T, non ha avuto la stessa rivalutazione e interesse. Per questo, attraverso la Mostra di Palazzo Pretorio, dedicata interamente ad Alberto Biasi, si è deciso di fare un percorso centrato sull’ambiente, non così abituale da vedere. Per esempio alla scorsa Arte Fiera di Bologna il Gruppo N è stato sicuramente protagonista ma in quel caso il collezionismo si è fermato al supporto del quadro. Qui con la mostra Alberto Biasi: Gli Ambienti, si è voluto esporre tutta la parte dedicata, appunto alla produzione degli Ambienti, vere e proprie installazioni che come suggerisce il nome, invadono completamente lo spazio nella quale sono inseriti.

Biasi e il Gruppo N sono quindi da considerarsi precorritori anche e soprattutto per questo. Si pensi alle Biennali degli ultimi anni, dove il pubblico di oggi è abituato ad entrare in una sala, presentata come un box buio dove lo spettatore entra eccitato e non sa cosa gli capita. Questa modalità di interazione e di partecipazione del pubblico se la inventano loro con come unico precedente l’artista Lucio Fontana. Egli è stato il primo nel 1949, poi loro ne recepiscono l’insegnamento e lo portano avanti, mantenendo anche un rapporto diretto con l’artista.

Come sono stati disposti ed allestiti gli Ambienti di Biasi nello spazio storico di Palazzo Pretorio ? Si unisce in questo modo l’antico legato ad un arte tradizionale con il contemporaneo.

L’allestimento delle opere di Biasi ha sfruttato lo spazio disponibile e senza seguire un ordine cronologico.

L’ambiente è l’intervento dell’artista che non rimane concentrato in sè ma si espande ad occupare per intero lo spazio in cui è collocato. Quando noi entriamo, siamo parte dell’ambiente.

La prima opera che si incontra all’ingresso di Palazzo Pretorio risale al 1967, dal titolo Spazio – oggetto Ellebi, presentato alla mostra lo Spazio delle immagini di Foligno. Qui risulta subito evidente l’effetto ottico, creando un forte straniamento.

L’opera che vediamo in mostra è una riproduzione perché all’epoca venne smontato e buttato via. E’ la realizzazione meccanica di un’idea, che rimane come originale poi riprodotta varie volte, dopo uno studio basato su precisi calcoli matematici. Gli ambienti per questi artisti, oggi così attuali, erano considerati una sorta di provocazione. Ecco perché sui cartellini espositivi della mostra, si è voluto citare per ogni opera l’anno del progetto, l’anno della prima realizzazione e l’anno della realizzazione che vediamo esposta in mostra. In questo caso si tratta di una nuova realizzazione creata appositamente per la mostra di Palazzo Pretorio, e rispetto all’originale del ’67 dove il basamento inclinato poggiava a terra. All’epoca infatti vi si poteva entrare e scorgere l’effetto di spazialità deformata

Alberto Biasi, tra gli anni 1960 e 1963, si lega al Gruppo N da sempre punto di riferimento dell’arte programmata . All’interno della mostra infatti ci saranno delle sale dedicate anche alla documentazione tramite foto, documenti e riviste di questo periodo dell’artista.

L’arte Programmata ha come caratteristica di possedere al suo interno un’ambivalenza: unendo la componente geometrica – costruttivista con quella più ludica di matrice dadaista. Duchamp e Man Ray sono evocati molti volte. A Palazzo Pretorio si sono citate, tramite appunto delle documentazioni come ritagli di riviste o veri e propri oggetti / ready-ma de, due mostre rilevanti per il Gruppo N: La Mostra Chiusa e la Mostra del Pane entrambe del 1961. Se nell’opera Spazio – oggetto ellebi ad esempio, è più evidente la componente geometrica, nel modo di operare delle prime mostre del gruppo, invece, risulta subito evidente la componente dada.

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“Spazio, oggetto Ellebi”, 1967, Alberto Biasi (prima realizzazione)

La Mostra Chiusa é la prima mostra in cui si forma ufficialmente il gruppo N. All’interno di Palazzo Pretorio sarà esposta l’originale della porta, simbolo della mostra. Nel gruppo si condividevano le idee e le opere, la funzione sociale e collettiva era quindi molto sentita. Inoltre organizzavano mostre tra di loro o invitando altri artisti, come Manzoni ad esempio. In questa occasione, per la Mostra Chiusa, conosciuta anche con il titolo nessuno è invitato ad intervenire, gli artisti avevano mandato degli inviti a partecipare ad una mostra che nella realtà rimarrà sempre non accessibile al pubblico. La componente ludica e dadaista è molto evidente. Qui l’idea è sviluppata come un’intera mostra sotto chiusura che sta allo spettatore pensare. Questo può essere considerato un proto-ambiente. Può essere anche visto come un atto politico, di un modo di trattare l’artista contro le istituzioni.

La Mostra del Pane dura invece solo un giorno, il 18 marzo e nasce da una mostra di Bruno Munari, dove gli artisti ritrovatisi insieme, iniziano a pensare alle varie forme del pane. Realizzano che ogni località da una denominazione differente per ogni tipoligia di pane, quindi oltre alla componente funzionale capiscono che è presente presente anche una componente estetica. Il pane inoltre viene creato da un umile artigiano che ha una funzione sociale rilevante. Espongono quindi varie forme di pane, alcune visibili in una sala della mostra. Gli Achrome di Manzoni sono in omaggio a questa mostra del gruppo N. Per la Mostra di Cittadella quindi non sono esposti solo gli ambienti ma anche una parte documentaria relativa alla vita artistica di Alberto Biasi.

Spostandosi poi al piano superiore, nel piano Nobile di Palazzo Pretorio, troviamo il trittico : Io sono, Tu sei, Egli è. Ci dica qualcosa riguardo quest’opera, considerata significativa dopo il distacco dell’artista dal Gruppo N.

Il trittico è da considerarsi come un’insieme di opere caratterizzate da una ricerca personale.

Alberto Biasi esce da una crisi dolorosa, dopo essersi sciolto con il gruppo N e dopo alcuni scontri e disaccordi, decide di fare un ‘autoriflessione. L’artista si chiede : “ma io chi sono? “ . La risposta a cui giunge è il suo lavoro e questa prima parte del trittico Io sono, già dal titolo ne è un autoaffermazione. La prima parte di questo trittico non è un ambiente infatti, ma un ‘autoritratto. Viene quindi meno la collettività decantata dal Gruppo N, permane la sua identità non solo del pensiero ma anche in ciò che fa con le proprie mani. Anche in quest’opera è presente l’effetto ottico, utilizzando nello specifico l’effetto moirè, dove attraverso l’interferenza tra due struttutre sovrapposte, il nostro occhio non percependolo come piani distinti, ottiene un effetto di straniamento . L’Opera è vista quindi come una sorta di autoaffermazione.

La seconda parte del trittico, Tu sei, è costituito da un campo luminoso, dove non appena si entra schermando con il nostro corpo le luci colorate, perché in posizioni diverse, si creano delle ombre di varie tonalità . Questa volta siamo noi al centro, è la nostra presenza con l’ombra. Tutto si svolge in presenza in questo ambiente: avviene solo con la nostra presenza la possibilità di contemplare l’ombra.

Può essere ricollegata anche all’origine del mito della nascita della pittura, del cinema e del teatro. Ma è anche un modo di vedere la propria identità prioiettata, che diviene multipla, un colore per ogni personalità.

Al contrario, in Egli è , c’è l’assenza . L’Ambiente è fasciato da una lunga tela dove siamo invitati a scrivere. La prima volta è stato esposto nel 1972 e, negli anni e nelle varie esposizioni, si sono accumulate le scritte arrotolate all’interno del telo. Ci si può divertire srotolando e leggere. Cosa si scriveva nel 1972? C’è un altro immaginario. L’egli è come diventa a seconda delle epoche e degli anni.

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“Io sono tu sei egli è”, trittico,  1972, Alberto Biasi

 

Per la prima volta, per la mostra di Palazzo Pretorio, inoltre è stato realizzato un’ambiente: l’opera Spazio elastico.

Esatto . L’opera è uno dei lavoro più antichi, risalente al 1960, prima dell’annessione al Gruppo N. Si tratta di una scultura da viaggio creata da Munari, altro riferimento con Manzoni per gli artisi del periodo.

Qui c’è già l’idea di ambiente , della scatola con l’attivazione dello spazio. É stata realizzata finalmente per la prima volta, per completare in maniera esaustiva la rassegna dell’artista. Anche qui lo spettatore è invitato a entrare. Appena vi entriamo si ottiene un effetto di calca. Un’opera con lo stesso titolo era stata realizzata da Gianni Colombo dieci anni dopo, negli anni ’70, ma il progetto di Biasi è antecedente.

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“Spazio Elastico” Alberto Biasi (modello del 1960, prima realizzazione 2016)

 

Un’altra componente caratteristica delle opere di Biasi è la luce. Penso a due opere in particolare, presenti alla mostra, dove questo elemento è ancor più evidente; ovvero Proiezione di luce e ombra e Light prisms -Tuffo nell’arcobaleno.

Nella prima opera del 1961, Proiezioni di luce e ombra è evidente come l’intervento dell’artista pervade lo spazio e noi ne rimaniamo immediatamente immersi. Noi siamo parte dell’opera mettendola in funzione. Inoltre quando tutto si muove si ha un piccolo disorientamento e qui sta il lavoro dell’artista. Qui per crare l’effetto ottico Biasi ha creato due strutture sovrapposte sfasate in modo che quando lo si aziona si creino questi giochi ottici. Il nostro occhio infatti non percepisce la piccola distanza ma li mette sullo stesso piano. È un continuo cercare una forma che si crea e si trasforma. Questa opera deriva da un’opera giovanile, realizzata ancor prima di aderire al Gruppo N e dal titolo Trame.

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“Proiezione di luce e ombra”, 1961-2016, Alberto Biasi

La seconda opera, Tuffo nell’arcobaleno, è un progetto del 1962 che verrà realizzato solo nel 1969 per una mostra di Bonito Oliva. Qui a Palazzo Pretorio sarà presente una versione del 1999. È un lavoro molto richiesto e ritengo sia bellissimo. Qui, rispetto a Proiezioni di luce e ombra accade il contrario. Si parte dalla luce bianca , rifratta dal prisma nei vari colori dell’arcobaleno, secondo l’effetto della rifrazione della luce elaborato da Isaac Newton. I prismi ruotano secondo velocità differenti quindi è sempre varia la composizione che si crea: non è prevedibile. Il tutto all’interno di un ambiente impercettibile. I motori si muovono silenziosamente,facendo divenire lo spazio contemplativo. Non è difficile ricollegarlo anche alla copertina dei Pink Floyd di dieci anni dopo Dark side of the moon. In questi giochi di luce c’è molta psichedelia e lo studio della luce.

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“Light primis, Tuffo nell’arcobaleno” 1962, modello esposto 1999, Alberto Biasi

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Particolare dell’opera

Infine, vorrei concludere parlando dell’approccio curatoriale molto interessante e particolare che Lei da sempre applica nella curatela delle mostre di Palazzo Pretorio. Penso a Making sense conclusasi lo scorso aprile; oppure a G/R dedicata alla video-artista Giovanna Ricotta.

Io ritengo che le mostre non devono essere fatte solo per gli addetti ai lavori ma anche per la comunità che la ospita. Ovviamente devono essere interessati anche gli specialisti del settore, ma si devono avere più livelli di lettura possibili. Nelle mostre che vengono organizzate qui a Palazzo Pretorio alterniamo progetti di giovani artisti sperimentali, a tematiche e problematiche riguardanti l’arte contemporanea, affascinanti ma non di accesso immediato.

Per quanto riguarda le mostre precedenti per Making Sense – artisti + makers per nuovi immaginari possibili si è chiesto a giovani artisti di lavorare con delle tecniche dei cosiddetti makers,i nuovi artigiani digitali, come la stampante 3D e il duplicatore Risograph e la scheda hardware open source Arduino. Il tutto per produrre qualcosa di concreto che richiedesse un lavoro manuale, mettendo in relazione e collaborazione due ambiti creativi finora tra loro ignorati, ovvero il mondo degli artisti e dei makers.

Successivamente nel corso del progetto gli artisti e i makers si sono incontrati per ottenere un confronto e discutere. Inoltre si sono organizzati una serie di incontri, con la presenza di esperti come professor Stefano Micelli , Domenico Quaranta e Fabio Cavallucci , coinvolgendo anche le scuole e gli istituti professionali e tecnici dove si utilizzano queste tecnologie creando un dibattito pubblico. Riflettendo su come attraverso l’uso di queste tecnologie si possa avere un influsso sull’ imprenditorialità di un territorio come questo.

La mostra GR/Giovanna Ricotta, svoltasi invece subito dopo il restauro del palazzo, tra Giugno e Settembre 2015, ha visto la collaborazione con l’Università di Bologna. Il progetto infatti è stato curato da me e dalla professoressa Silvia Grandi. In quest’occasione si è trattato di video arte presentando un’installazione inedita di una delle maggiori artiste in quest’ambito, riconosciuta a livello nazionale e internazionale: un’installazione site-specific di Giovanna Ricotta dal titolo Non sei più tu.

In conclusione, ciò che si vuole portare avanti con il Progetto di Palazzo Pretorio è di mirare all’obbiettivo fondamentale di essere comprensibili e cordiali con il pubblico. Non tralasciando tuttavia il campo della ricerca e del confronto, organizzando conferenze e laboratori. La Fondazione mette a disposizione lo spazio e le risorse, l’Università mette la ricerca, unendo le forze e convergendole per creare un ottimo lavoro che vede l’intrattenimento non come il fine, ma come il mezzo con cui rendere accessibile i risultati delle varie ricerche e dei vari studi portate avanti dagli specialisti.

La mostra Alberto Biasi: gli Ambienti, è stata finanziata per metà dal Comune di Cittadella e per metà dalla Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. All’interno della mostra sono esposte oltre alle opere anche delle documentazioni del periodo come manifesti originali e cataloghi delle varie opere; percependo quindi i contatti tra i vari artisti riferiti al periodo nella quale sono contestualizzati.

Il catalogo è stato redatto dal comitato scientifico della mostra, e prevede la collaborazione con docenti del Dipiartimento di Beni culturali dell’Università di Padova e Bologna; oltre al curatore Guido Bartorelli, potrete trovare testi di Elisa Baldini, Giuseppe Virelli e Federica Stevanin.

Costanza Resini

Si ringrazia Culturalia e il professor Guido Bartorelli

Per info:

http://www.fondazionepretorio.it/

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