Arte/Eventi

REPORTING FROM MARGHERA AND OTHER WATERFRONTS

Reporting from the front è il titolo che è stato scelto per la 15^ Mostra Internazionale di Architettura. In accordo con il pensiero del Presidente Paolo Baratta e il curatore Alejandro Aravena si stratta di un esposizione che parla al pubblico e vuole esaltare e approfondire l’architettura pensata come una ricerca continua, un mezzo per aiutare la vita delle persone.

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copertina del padiglione esterno della Biennale “Reporting from Marghera and other Waterfronts”

Tra i progetti speciali della Biennale, lo scorso 24 maggio si è inaugurato il padiglione Reporting from Marghera and other waterfronts presso l’edificio 36 a Forte Marghera. Promosso in collaborazione con il Comune di Venezia, si prefigge come obbiettivo di portare alla luce gli studi sulla trasformazione urbana del rapporto tra la città, il porto e il mare. Qui vengono esposti degli esempi concreti caratterizzati da un atteggiamento resiliente, ovvero quegli agglomerati urbani che sono riusciti, tramite un approccio positivo, a reagire attivamente e giungere ad una nuova fase di crescita e affermazione.

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Forte Marghera visto dall’alto

Stefano Recalcati, titolare del Laboratorio di Urbanistica alla Scuola di Architettura del Politecnico di Milano e curatore della mostra, ha voluto realizzare un esposizione che trattasse, come un viaggio virtuale del tempo, l’evoluzione negli anni e l’attuazione dei progetti più significativi di riqualificazione urbana di porti industriali di alcune grandi città italiane e non.

Il padiglione è costituito fondamentalmente da tre ampie stanze: nella prima sala tramite foto e video, è possibile osservare il cambiamento e il recupero del rapporto con l’acqua che le circonda di città quali Baltimora, Sydney, Barcellona, Rotterdam, Boston, Londra, Genova e Marsiglia. Nella seconda sala invece sono presentati i casi più significativi di Dublino, Santander, Amburgo e Oslo. Infine nella terza e ultima sala sono approfonditi i casi nazionali di Marghera e Bagnoli (Napoli) che stanno avviando un importante progetto di riqualificazione dei waterfront.

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Entrata e darsena di Forte Marghera

Il waterfront, letteralmente tradotto come riva o costa, è stato per tutti questi casi un’importante componente dell’attività produttiva e commerciale della città.

L’ambito urbano e portuale, originariamente, erano concepiti come due entità separate privando molto spesso la città del suo rapporto con il mare e intensificando talvolta fenomeni di degrado ambientale o sociale nelle aree più prossime al limite. Successivamente, durante gli ultimi trent’anni, si è assistito alla trasformazione del porto e allo spostamento delle attività produttive nella zona centrale della città favorendo la nascita di nuovi scenari e comportando ricadute sulla capacità di richiamo delle città-porto e sulla qualità della vita dei loro abitanti.

padiglione interno

Padiglione interno

Come elemento di studio, riferendosi all’interpretazione data da Brian S. Hoyle Revitalizing the waterfront vengono individuate nella ricerca, dei momenti salienti nell’evoluzione tra lo spazio urbano e portuale, i quali schematizzando possono essere ridotti a quattro: Sharing, Separation, Underuse e Regeneration. Inizialmente vi è stata una condivisione dei due spazi (sharing), a cui è seguita nel corso del Novecento una separazione (separation). Tra gli anni Sessanta e Settanta si assiste al conseguente abbandono dell’area portuale (underuse) per giungere infine alla rigenerazione dell’area tramite la valorizzazione e la restituzione alla città del suo rapporto con l’acqua (regeneration).

È stato analizzato, poi, in maniera più approfondita l’ultima fase della rigenerazione individuando, tramite sei parole-chiave, le tappe salienti di questo processo: si crea innanzitutto una nuova visione delle città (vision), dove in primis vi è la trasformazione del ruolo del waterfront, la semplificazione del processo di amministrazione, gestione e decisione della trasformazione (process), unita al coinvolgimento della comunità come parte decisionale (community). Segue anche una valutazione sull’impatto ambientale (environment) e sulla qualità architettonica che caratterizza la metamorfosi cittadina (quality). Infine l’ambizione di portare a compimento progetti che prevedono elevati standard di implementazione tecnologica (innovation).

Su una parete è possibile leggere i vari resoconti delle ricerche attuate e per esempio nel caso di Dublino, si può osservare come sia stata attuata la reintegrazione del Docklands e creata una nuova visione attraverso un centro di innovazione digitale grazie ad incentivi finanziari che hanno attratto numerose aziende internazionali. Inoltre la capitale irlandese è stata promossa con l’architettura, per garantire un ambiente ricco culturalmente, economicamente e qualitativamente; realizzando inoltre infrastrutture sociali come scuole, parchi, spazi gioco ed impianti sportivi per soddisfare le esigenze di tutte le età.

I casi nazionali di Bagnoli e Marghera, sono invece trattati interamente nell’ultima sala. Per Napoli ci si interroga su tematiche quali l’accessibilità, i trasporti e collegamenti pubblici e privati, la relazione dell’area di Bagnoli con il resto della città oppure le politiche pubbliche da attuare per attirare investimenti privati. Nel caso di Marghera invece ci si interroga sul suo futuro non come mera periferia di Venezia ma come porta d’Europa con la proposta delle attività industriali e produttive da attuare e le relazioni con il resto del mondo.

Il padiglione quindi affronta tematiche subito evidentemente ricollegabili alla location nella quale è inserita: Forte Marghera. Importante luogo storico della Venezia di fine Ottocento, caratterizzato da forma poligonale, faceva parte del cosiddetto Campo trincerato di Mestre ed era stato voluto dagli Austriaci e poi su volere di Napoleone come nucleo centrale di quello che doveva essere un sistema difensivo della città lagunare da parte della terraferma.

padilgione sterno fuori

Padiglione esterno

Forte Marghera risulta attualmente una vera e propria oasi nella città e ciò risulta visibile appena giunti all’ingresso: immersi nel verde e proseguendo lungo il vialone alberato centrale, poco dopo il padiglione espositivo, è possibile raggiungere la baia che si apre su una meravigliosa darsena. L’immaginario comune di Marghera, così grigia e industriale risulta qui ribaltato.

In conclusione la Biennale tratta un argomento non per i soli studiosi di Architettura e Urbanistica, ma al contrario interessante per tutti, in quanto trasmette l’idea di una città dove cambiare nel tempo è possibile. Una città che si trasforma e si rivaluta prendendo come spunto primario la società e la popolazione che vi vive all’interno, ristrutturandosi e rigenerandosi affinché il centro possa essere sempre alla portata di tutti.

ENTRATA LIBERA

Lunedì chiuso, mart-dom 12-20h

www.labiennale.org

Costanza Resini

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