Arte/Eventi

ANDREA BIANCONI: Il corpo come segno

“[..] quando la performance finisce, quell’istante ti resta dentro. Ciò che mi arricchisce è questo far entrare altro nella mia vita: un assimilare elementi dell’esperienza e della realtà che prima non conoscevo. È uscire da me stesso per poi ritornare in me stesso; uno scappare dalla realtà per poi tornarci. Solo con la performance posso fare un‘esperienza simile […] ” –Frangi D., Il recupero dell’abbandono, in Meneghelli L., You and Myself –performance 2006/2016, 2016, Silvana Editoriale

Andrea Bianconi nasce ad Arzignano nel 1974, dopo gli studi all’Università decide di dedicarsi all’arte e attualmente vive e lavora tra Vicenza e Brooklyn. Ha realizzato numerose performance, tra cui le più recenti: Babele (2015) realizzata ad Icastica (AR) che tratta la tematica dell’immigrazione e Traffic Light (2013) in occasione della 5^ Biennale di Arte Contemporanea di Mosca avvenuta tra la Piazza Rossa, il Cremlino e il Manage.

2.Traffic light 2013

Traffic light– Andrea Bianconi, 2013, Mosca

Lo scorso 21 Maggio, presso Casa Testori è stata inaugurata una nuova esposizione dedicata all’artista, visitabile fino al prossimo 24 luglio.

Casa Testori è un luogo ma anche un’Associazione culturale che nasce per avere uno spazio dedito alla promozione e divulgazione della cultura e dell’arte da quella più storica fino all’arte più recente e rivolta quindi anche alla promozione di artisti emergenti. Vi sono anche organizzazione di eventi, workshop e attività didattiche, tutto ciò in accordo al pensiero e alle passioni del defunto proprietario della casa Giovanni Testori: pittore, critico, poeta, attore e drammaturgo.

La mostra è dedicata ai dieci anni di attività di Andrea Bianconi e occupa quasi tutta la casa (parte del piano terra e tutto il piano superiore) dipanandosi in tutto lungo sedici stanze; ognuna delle quali sarà destinata ad una performance diversa, documentata tramite foto, video, ma anche disegni e cimeli che coinvolgeranno pienamente il visitatore. Passeggiare tra le sale sarà come ripercorrere un viaggio lungo la carriera dell’artista.

You and Myself – performance 2006/2016 è il titolo dell’esposizione, dove il myself si fonde e confonde con you, rifacendosi alla poetica dell’artista dello spostamento e della transizione continua. Secondo Bianconi, infatti, l’altro – il tu/you – può essere il pubblico, lo spettatore, come l’altro io. La performance è concepita come una continua costruzione e decostruzione dell’io. Una sorta di estraniamento della propria identità, che si decompone e poi ricostruisce ogni volta in una performance.

1.You and Myself -performance 20062016

You and myself– performance, Andrea Bianconi 2006/2016 

Le performance dell’artista sono inoltre caratterizzate da una sorta di “divertimento artistico”, ovvero come se fossero delle gag, delle azioni giocose; apparendo in scena improvvisamente o nascondendosi. Non a caso un altro elemento preferito dall’artista sono i travestimenti e le maschere.

Il corpo è usato da Bianconi quindi come strumento. Uno strumento di segno, il quale deve intuire e suggerire un qualcosa che è al di fuori: nell’altrove, nell’altro. Lo “you” che si ricongiunge a sua volta con il “myself”.

Ma vediamo di conoscere meglio la poetica dell’artista attraverso le sue stesse parole.

Nella mostra di Casa Testori sono esposte foto e video relative alle sue performance. Mi chiedo quindi, quanto è importante per Lei la documentazione del suo lavoro?

La mostra raccoglie tutto quello che ho fatto quindi documenta. Ho voluto esporre ogni performance facendola rivivere. Quindi da un lato ho voluto documentare la performance con foto e video, dall’altro lato ho voluto darle una nuova vita. E’ come se la performance fosse stata in standby, ed ora è tornata a vivere. Documentare la performance significa darle un tempo ed un luogo, in questa mostra ho voluto darle un nuovo spazio, ho voluto farla rivivere o farla vivere di vita nuova. Ho anche cercato l’interazione con il pubblico, come se il pubblico fosse parte, complice, fosse azione. C’è una documentazione che il pubblico guarda e c’è una documentazione attiva in cui il pubblico diventa parte ed azione.

Nell’intervista di Frangi (raccolta nel catalogo della mostra) afferma che secondo Lei il perfomer è come uno sciamano. Quando parla di questo non posso non pensare a Joseph Beuys, figura emblematica dell’Arte concettuale del Novecento, a tal proposito egli affermava: “per me fu un periodo in cui realizzare il ruolo che l’artista può rivestire nell’indicare i traumi del tempo è nell’iniziare un processo di guarigione. Questo si collega alla medicina, o a quello che la gente chiama alchimia o sciamanismo … “( cit. da “Il cappello di feltro” – J.Beuys ). Nel caso di Beuys questo si esplicitava con performance che si ricollegavano alla materia, alla terra. Nel suo caso, perché l’artista dev’essere considerato uno sciamano? Come si ricollega all’atto artistico?

Qualsiasi elemento vivente e non, utilizzabile o ridotto a spoglia, può essere ripreso ma con valenze diverse. Non ho l’obiettivo di salvare il perduto, ma di utilizzare tutto ciò che mi passa sotto gli occhi e me li fa sgranare e meravigliare. Se il mondo mi fa scattare un certo tipo di sentimento, io cerco di visualizzarlo. Passano ad esempio gli uccelli in cielo in gruppi ne colgo la molteplicità, il senso del volo. Riprendo e raccolgo, in pratica, tutto quello che vedo, lo rimodello e lo ridò al pubblico. E’ il senso del sentimento. È tutto ciò che mi fa battere l’anima. Fuggo, continuo a fuggire da me stesso, per mettermi in relazione con l’altro, che può essere anche solo l’altro “me” .

Spesso nelle sue performance utilizza il travestimento, o nello specifico le maschere. Come per esempio in Trap for the Minds (2011) e Romance (2012). Quale valenza assume per Lei la maschera?

Mi viene in mente Borges e la sua scrittura. Borges era cieco, e proprio perché non vedeva, coglieva l’anima, ciò che stava al di là. Gli specchi in lui continuano a tornare e sono la sua mancanza di vista. In Trap for the Minds ero di fronte ad uno specchio e indossavo una maschera dopo l’altra sovrapponendola alla precedente. Dopo dieci maschere ero diventato cieco, non vedevo … forse la maschera per me è qualcosa, o come dice mia figlia: un qualcosa che mi protegge. Ognuno può immedesimarsi in una di queste maschere, anche io. Però la maschera è anche una prigione: è come io mi vedo e come tu mi vedi. È questione di vista.

3.Trap for the minds 2011

Trap for the minds – Andrea Bianconi, 2015,  Houston

4.Romance 2012

Romance– Andrea Bianconi, 2012,  New York

Mi ha molto colpito la performance Time is Timing (2015), qual è stata la genesi di questa performance?

Ero a Houston, il telefono continuava a suonare, avevo molte mail a cui rispondere e appuntamenti da raggiungere. Avevo tremila cose da fare e non sapevo da dove iniziare, mi sentivo immobile, paralizzato. Decisi di andare al Museo di Cy Twombly, di solito andavo sempre lì in cerca di pace. Mi sedevo di fronte ad un quadro, sempre lo stesso e mi sentivo immobile, paralizzato. Guardai la signora vicino a me, anche lei era immobile, paralizzata. Impotente. E’ come se avessi avuto 3000 sveglie che suonavano nello stesso istante, 3000 voci che mi chiamavano, 3000 silenzi che urlavano. Presi la macchina ed andai a comperare 300 sveglie.

5.Time is timing_2015

Time is timing– Andrea Bianconi, 2015, Houston

Durante il periodo di esposizione della mostra ha in progetto di realizzare alcune performance all’interno di Casa Testori? risulterebbe così una performance tra le performance …

Il pubblico, le persone sono parte attiva. Per me esporre una performance non è un’esposizione della performance, quindi già la mostra in sé è una performance … una performance nelle performance.

Quanto è importante per Lei la relazione con il pubblico nelle performance?

La relazione è doppia, come doppio è anche il titolo della mostra “You and Myself”. Alcune volte le mie performance possono avere il pubblico, altre volte possono non averlo. A volte sono dialoghi con me stesso, altre volte sono collettive, attive, il pubblico le vive e le realizza (The Chinese Umbrella Hat Project,2011). Ma anche in questo caso io non scompaio: sono alle spalle. Ciò che è fondamentale è che ci sia sempre l’altro, che può essere l’altro io o le altre persone.

SONY DSC

The chinese umbrella hat project– Andrea Bianconi, 2011, Venezia, SONY DSC

You and Myself documenta dieci anni della sua carriera … si sente cambiato dopo questi anni di esperienza ? è cambiato qualcosa nel suo iter performativo?

Sono partito nel 2006 con una astronave (The Miracle), nel 2016 sono alla ricerca di un Fantastic Planet. È un continuo sviluppo, da performance nasce performance, da You nasce Myself e viceversa. Come le esperienze che facciamo ci contaminano, così quello che pensiamo ci rende liberi. Un percorso è un viaggio: viaggio con vele, ali, motori e venti, a piedi, in treno, in macchina o con il pensiero. L’importante è sognare a occhi aperti. Il mio viaggio è una continua evoluzione, trasformazione, scoperta. Un viaggio che è una continua andata e ritorno, infinite volte, senza sosta.

Andrea Bianconi ha recentemente esposto a Houston (Texas) presso la Barbara Davis Gallery ma anche a New York, Valencia, Madrid, negli United Arab Emirates, a Basilea, al Palazzo Reale di Milano e Shangai.

Nel 2011 è stata pubblicata da Charta la sua prima monografia. A seguire, sono stati pubblicati rispettivamente nel 2012 e 2013, due libri d’artista: Romance e Fable; editi da Cura.Books ed entrambi facenti parte della collezione del MoMA di New York.

La mostra You and Myself – performance 2006/2016 è a cura di Luigi Meneghelli. Egli è autore anche del catalogo edito da Silvana editoriale, dove al suo interno vi sono testi di Jean Paul Gavard Perret e un’intervista di Giuseppe Frangi.

Costanza Resini

Un ringraziamento all’artista Andrea Bianconi per la disponibilità e a CULTURALIART

Per info:

FACEBOOK- CULTURALIA

WEB- CULTURALIA

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