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CORRADO TRIA: quando una passione si trasforma in un lavoro

Credo che la mente umana non riesca a creare dal nulla ma che ha la potenza d’elaborare quanto visto e sono fortemente convinto che a distinguere l’artista dal semplice esecutore è il saper abbinare in modo inusuale e provocatorio le esperienze raccolte durante la vita.” -Corrado Tria

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Corrado Tria- ritratto di E. Zamboni

Classe 89, Corrado Tria è un giovane fotografo della provincia di Verona, più specificamente di Legnago. La forte passione per l’arte e per tutto quello che potesse essere creato con le mani, seguito dalla mente, lo porta a lasciare l’ITIS e il liceo poi, per seguire gli studi di fotografia e grafica.

Nel 2016, grazie alla collaborazione con il grafico Silvio Rocchi nasce STUDIO ENDURANCE: un progetto che vuole diventare PUNTO DI RIFERIMENTO per quanto riguarda la fotografia e la grafica, fornendo un servizio completo ( dalla progettazione del servizio fino alla stampa finale).

Corrado inoltre organizza e segue personalmente corsi e laboratori didattici, sia all’interno dello Studio sia negli Istituti scolastici dove, insieme a Federica (sua compagna ed assistente) segue anche bambini con un passato difficile facendo loro scoprire la magia della luce costruendo una macchina fotografica funzionante, partendo solo da una scatola di cartone.

Come è nata la passione per la fotografia? C’è stato qualche artista che ti ha ispirato con il proprio lavoro?

Non credo di poter attribuire la mia passione per la fotografia ad un evento in particolare, credo sia nata da un susseguirsi di cose. Fin dai tempi dell’infanzia ho riscontrato difficoltà nel comunicare sia con i coetanei sia con gli adulti, con i quali trascorrevo una buona parte del mio tempo. Questa difficoltà non la si notava nei contenuti ma nel modo, o troppo brusco e scontroso o troppo pacato; ho così cercato altre vie che mi permettessero di poter esprimere il mio modo di vedere limitando le interferenze. Posso decidere io se essere un attore o uno spettatore. La fotografia è questo: penso, medito, osservo, mi innamoro, provo e –alle volte- fotografo e stampo. Chi vuole si pone domande davanti alla stampa, i più curiosi chiedono ma non è detto ricevano risposta. Il fatto d’essere nato e cresciuto in una famiglia amante dell’arte (non solo visiva ma anche musicale) di certo ha aiutato il mio percorso. La strada da fare è ancora molto lunga ma sono disposto a percorrerla salita dopo salita e curva dopo curva.
Ci sono molti artisti che amo, ad esempio Baen Bien U e il minimalismo fotografico di certe sue opere, Polixeni Papapetrou, Salgado, e tanti altri, artisti diversissimi fra loro. E’ necessario raccogliere quante più informazioni possibili per farle interagire quando opportuno.
Credo che la mente umana non riesce a creare dal nulla ma che ha la potenza d’elaborare quanto visto e sono fortemente convinto che a distinguere l’artista dal semplice esecutore è il saper abbinare in modo inusuale e provocatorio le esperienze raccolte durante la vita. Parlando di fotografia e della necessità di “guardare oltre” mi piace citare De Andrè e, forse, decontestualizzare una sua poesia:
“In un vortice di polvere
gli altri vedevan siccità,
a me ricordava
la gonna di Jenny
in un ballo di tanti anni fa.”

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Corrado Tria- ritratto di F. Grazio

 Puoi parlarmi del tuo nuovo progetto “Koimao” e della scelta del nome.

Koimao, addormentato, deriva dall’etimo di “coma”. Dopo un’intima e lunga ricerca personale (mio padre si trova in uno stato di coma da quattro anni) con una serie di fotografie voglio raccontare questa condizione andandone alla base, tralasciando lo strato più evidente (quello composto da medicinali, siringhe ecc). E’ una cosa parecchio complessa, cadere nella retorica è molto facile e ogni scatto deve essere lontano dalla richiesta di compassione (cosa che non mi interessa, soprattutto se “obbligata” e legata a frasi fatte dette fra un bicchiere di vino e l’altro). Non so quando terminerò il progetto, non so nemmeno se avrà una fine, al momento mi “limito” a studiare.

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“Koimao” – Corrado Tria

 Ho saputo che hai viaggiato in Albania e che porti molto a cuore questa esperienza…

Dire che ho viaggiato in Albania è una parolona e non posso dire d’essere andato in questa terra per fare “reportage”. “Reportage” è una parola troppo inflazionata, si crede che solo il fatto di fotografare una persona con usi e costumi diversi (da chi? Da noi, forse) sia fare reportage. Io credo che (il più delle volte) sia semplicemente una banale foto ricordo. Un progetto fotografico richiede molto tempo dedicato alla preparazione e allo studio per poter narrare una storia; già solo il fatto di scegliere la “storia” da raccontare non è cosa da poco. Ciò premesso provo a scindere, momentaneamente, l’esperienza umana da quella professionale (in realtà strettamente legate e impossibili da dividere in un contesto diverso da quello dell’intervista).
Mi sono recato a Scutari con Federica, mia compagna e assistente, per svolgere un periodo di volontariato con YearOut a cui è possibile fare una donazione tramite il loro sito web.
Lavorare con bambini con un vissuto difficile non è affatto semplice, qualsiasi parola può essere interpretata in modo errato; ho così deciso di portare un laboratorio fotografico per far loro scoprire la magia della luce. Il loro compito era quello di costruire una macchina fotografica funzionante partendo da una scatola di cartone, un laboratorio che propongo pure nel mio studio. L’obiettivo è stato raggiunto e, seppure per breve tempo, ho finalmente visto dei bambini sorridenti.
In Albania ritornerò sicuramente, c’è una storia che merita di essere raccontata; una storia difficile e delicata. Mi sto informando quanto più possibile “approfittando” anche delle persone conosciute durante il viaggio. Per ora non mi do nessuna scadenza.

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“Albania” Scutari, Corrado Tria

 Un’altra delle tue opere è “Bomba”, sicuramente una foto che diventa omaggio al territorio dove vivi…perché hai scelto lo sviluppo del progetto prevalentemente in sala posa?

Per poter rispondere a questa domanda devo fare una piccola introduzione: Legnago fin dai tempi più remoti (grazie al fiume Adige che lo attraversa) divenne un’importante zona strategica aumentandone la reputazione fino a plasmarlo in centro culturale provvisto di teatro, accademia letteraria e scuole; l’acqua inoltre rese fertile la terra, permettendo una fiorente vita agricola. Anche per questi motivi divenne un bersaglio bellico non trascurabile. Ora, come poter raccontare quanto accaduto in modo “nudo e crudo” ma senza ricreare difficili e forse banali scene violente? Il progetto si apre con una foto aerea ispirata fortemente a quella fatta sullo stesso punto da un bombardiere durante la guerra, la maggior parte degli altri scatti sono stati realizzati in studio: portare gli elementi distintivi del luogo e perni fondamentali della narrazione sul tavolo da still life mi ha permesso di osservarli meglio e di arrivarne all’essenza: pochi soggetti, pochi dettagli. Quello che voglio è comunicare tramite immagini semplici, che poco spazio lasciano alle distrazioni.
Foglia, sasso, bomba, lettere, macerie; la guerra ha colpito la vita della città.

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“Bomba”- scatto preso dal progetto “Feel the Land” Corrado Tria

 

Cosa ne pensi del fatto che ci sono molte persone (non professioniste) che si sentono “fotografi” utilizzando una reflex

Innanzitutto penso sia opportuno dividere la parola “professionista” da “professionale”, non è detto che questi due termini convivano; aprendo la p.iva non si acquisisce la professionalità… fortunatamente.
Io credo che la fotografia debba essere aperta a tutti, le penne e i quaderni si vendono ma non tutti sono poeti. C’è chi scrive per ricordare (foto ricordo), chi scrive bene e chi crea romanzi e tutti hanno il diritto di farlo; non per niente László Moholy-Nagy, poi citato da Walter Benjamin, disse “Non colui che ignora l’alfabeto, bensì colui che ignora la fotografia, sarà l’analfabeta del futuro”.
La cosa che spesso non si capisce è che come acquistando una Montblanc non si diventa poeti non ci si plasma in fotografi nemmeno acquistando una Hasselblad; l’acquisto è la cosa più semplice da fare nonostante possa richiedere dei sacrifici, ben più complesso è studiare, scoprire, sbagliare e sperimentare. Un consiglio che posso dare a chi si vuole avvicinare “seriamente” a questo mondo è di essere curiosi, di leggere molto, di provare in prima persona quante più cose possibili, di osservare, immaginare il tutto espresso tramite linguaggio fotografico e, alla fine, fare la foto (se ne vale la pena). Personalmente scatto poche foto, fatta eccezione per i servizi su commissione. Posso stare mesi senza fare uno scatto, ma non sono giorni buttati; è un periodo di riflessione e meditazione fotografica.

Hai partecipato e vinto diversi concorsi fotografici…

Sì, nonostante un secondo posto a Verona, un terzo posto a Milano, un primo posto ottenuto a Roma ed altri riconoscimenti più o meno importanti, quello che mi ha dato maggior soddisfazione (nonostante non abbia vinto) è stata la selezione e successiva pubblicazione su LensCulture di uno scatto fatto in Africa… i nomi dei giurati fanno venire la pelle d’oca (si va dalla direttrice digitale della Magnum Photos fino a Clare Grafik –The photographers’ gallery- passando da molti altri). Il primo classificato si è nettamente meritato la vittoria.

Come è nato “STUDIO ENDURANCE”…

Garzantilinguistica.it: “Resistenza fisica; si dice di gara di resistenza su lungo percorso”; tuttavia “Endurance” era anche il nome della gloriosa nave capitanata da Shackleton. Essa, intrappolata fra i ghiacci del Polo Sud, fornì riparo per 281 giorni a tutti gli uomini dell’equipaggio salvandone la vita.
Questo Studio è nato grazie alla collaborazione fra me e il grafico Silvio Rocchi riuscendo così ad offrire un servizio completo su tutto ciò che riguarda il mondo dell’immagine avvalendoci anche di collaboratori selezionati. Nell’ampia aula corsi, inoltre, teniamo lezioni e laboratori.

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Per informazioni:

CORRADO TRIA

STUDIO ENDURANCE

RedGlaze e tutto lo staff ringrazia Corrado Tria e STUDIO ENDURANCE per la disponibilità.

Lisa Toso

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One thought on “CORRADO TRIA: quando una passione si trasforma in un lavoro

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