Arte/Eventi

STREET ART a Bologna: RedGlaze con EXIT ENTER

La Street Art è un fenomeno di cui recentemente abbiamo molto sentito parlare, ciò dovuto soprattutto al dibattito scaturito dalla mostra Street Art – Banksy & Co. L’arte allo stato urbano, che si tiene attualmente a Palazzo Pepoli a Bologna.

In questa intervista faremo due chiacchiere con Exit Enter che abbiamo voluto contattare come artista facente parte della scena della Street Art bolognese, così da poterci dare un’opinione al riguardo.

Exit Enter è noto soprattutto per opere caratterizzate da omini stilizzati spesso accompagnati da un cuore o da un palloncino, che egli dissemina tra la città. Chiunque sia stato a Bologna, Venezia, Reggio Emilia, Firenze ma anche Bruxelles o Valencia, per fare solo alcuni nomi, sicuramente lo avrà riconosciuto. Egli però realizza anche opere su carta, alcune delle quali recentemente esposte per la mostra Indoor, tenutasi nei giorni 12 e 13 marzo scorso presso Vicolo de’ Facchini a Bologna.

Attraverso questa intervista non vogliamo certo dare un giudizio, ma solamente tentare di andare più a fondo alla questione e cercare di approfondire le varie tematiche che ruotano attorno alla Street Art.

È infatti un fenomeno artistico complesso e molto particolare perché fa emergere quel confine, a volte molto labile, tra vandalismo e arte contemporanea.

Fino a poco tempo fa tutti gli artisti che creavano “pezzi” in strada erano considerati vandali, perché imbrattavano il tessuto urbano. Oggi, invece, la Street Art è stata addirittura suggellata nell’Olimpo dei grandi nomi dell’arte, attraverso una mostra ubicata in un palazzo storico della città.

Cos’è quindi la Street Art? E perché artisti come Blu hanno reagito in maniera così “punk” ad una mostra che di primo impatto sembrerebbe molto innovativa?

Cerchiamo di capirlo meglio attraverso le parole di Exit Enter.

exit - BOLOGNA

Exit Enter -Bologna

Iniziamo con una domanda, banale ma non per questo irrilevante, che cosa significa il tuo nome, Exit Enter?

C’è un sacco di significato in Exit Enter e ne trovo sempre altri tutte le volte che qualcuno mi fa questa domanda. Exit mi capitava spesso di scriverlo nei disegni con questi omini che cercavano una benedetta uscita. Poi mi sono chiesto: “Ma l’ uscita, può essere anche un’entrata?”.

Il nome nasconde quindi un significato metaforico?

Sì, in realtà è una parabola stupenda sulla vita e sul suo continuo mutamento. Un’uscita da un qualcosa per entrare in un’altro: sia essa una situazione, un pensiero o una porta da attraversare. Exit Enter vuole essere un invito alla riflessione per un cambiamento. Una smossa dalla situazione attuale.

Come ti sei avvicinato al mondo della Street Art?

Mi sono avvicinato con la vernice sui muri per caso, per divertimento o grazie ad amici che già lo facevano. Inizialmente ciò che mi ha spinto è stata la voglia di esprimersi senza i limiti del foglio. Ora, invece so che a guidarmi è stato il mio inconscio e i vari fattori esterni.

In che senso?

Ho sempre disegnato molto, ma l’arte per essere tale io credo debba essere condivisa. Purtroppo è difficile avere i mezzi per esporre in gallerie e con la Street Art ho trovato un pubblico che facesse vivere i miei personaggi.

exit - VALENCIA

Exit Enter- Valencia

Che cos’è per te la Street Art?

Non per sminuire questa forma di espressione, ma per me è semplicemente quello che la parola dice, ovvero: arte fatta in strada.

Ora invece vorrei farti una domanda su un tema molto dibattuto in questi periodo. Perché tu e gli altri street artist siete “contro” la mostra di Bologna, Street Art Banksy & Co.?

Non so dirti cosa pensano gli altri artisti. Io ti posso dare la mia opinione. Non userei la parola “contro”. Diciamo che non concordo e personalmente non mi piace l’idea che vuole trasmettere: l’arte per tutti e gratis mutata poi in arte a pagamento e per pochi. Potevano benissimo comprare dei pezzi creati in studio da artisti che lavorano in strada. Tutto questo invece non è stato fatto. Con la prepotenza di chi è abituato a fare ciò che vuole con il proprio potere, hanno voluto snaturare questa forma di espressione.

Che cosa ne pensi nello specifico del gesto di protesta di Blu, che ha cancellato i suoi “pezzi” storici bolognesi?

Credo sia un gesto di autocensura molto forte. Non so di preciso cosa l’artista volesse trasmettere. Di certo, se il suo interesse era far riflettere il pubblico su ciò che sta accadendo a palazzo Pepoli, è riuscito nel suo intento, andando anche oltre. Nei giorni seguenti al suo gesto abbiamo assistito infatti ad indignazioni, interviste come la mia dove tutti hanno espresso un parere.

Sei d’accordo con Blu?

Non ti dirò se sono d’accordo, ci sono tanti pro e contro da dover analizzare.

Confido di sperare per Blu che tutte queste riflessioni, dichiarazioni e prese di posizioni che ha scaturito con la sua performance, non siano per la maggior parte delle persone, solo un mero consumo di parole e di “like” sui social.

Spero infine, per Blu, uno degli artisti a cui più mi sono ispirato, che la storia non finisca qui e che le indignazioni, gli articoli e tutto il resto non siano stati, al contrario dell’intento, pubblicità aggiunta per la mostra di Roversi.

Mi dispiace per chi a quei disegni vi era affezionato, ma non sono nessuno per criticare la volontà di un grande artista sui propri lavori.

Tu come artista partecipi anche al progetto R.U.S.C.O. – acronimo di Recupero Urbano Spazi Comuni – vuoi spiegarci di cosa si tratta?

È un progetto spontaneo, apolitico e autofinanziato. Nato dall’incontro collettivo tra vari artisti che lavorano nell’ ambito urbano e l’Associazione Serendippo, legati dalla voglia di esprimersi su parete liberamente. Uno spazio totalmente in abbandono, l’ex Zincaturifico Bolognese, portato a nuova vita dai colori e disegni di artisti provenienti da tutta Italia: La fabbrica della Street Art. Un luogo dove questa forma d’espressione non viene snaturata ma rimane libera e nel suo ambiente naturale.

exit per RUSCO BOLOGNA

Exit Enter per RUSCO Bologna

Progetto molto interessante … è visitabile?

A R.U.S.C.O. si entra a proprio rischio e pericolo (un po’ come facciamo noi quando andiamo a dipingere questi luoghi). Lo spazio difatti non è messo in sicurezza e non sono stati rilasciati permessi per l’accesso al pubblico, nonostante il proprietario abbia permesso che la ex fabbrica fosse dipinta. È una mostra non controllata ed in continuo mutamento; dove gli artisti, i writers e imbrattatori seriali possono andare a lasciare un segno.

Vorrei concludere con una domanda, a cui probabilmente non c’è risposta definitiva. Come pensi si possa risolvere la questione della Street Art? Da una parte infatti è così condannata (vedi la denuncia di Alice Pasquini) e dall’altra così glorificata da parte di curatori e direttori museali. Si potrà mai, mi chiedo, trovare un “equilibrio”? Oppure ritieni che nel momento stesso in cui la Street Art ha raggiunto la popolarità e si è inserita nei musei è allo stesso tempo “morta”? perché è venuto meno il suo carattere fondante: ovvero l’essere un’arte la cui essenza stessa è fusa con il contesto urbano.

Non penso ci sia bisogno di risoluzioni, io trovo normale che vi siano episodi come quello di Alice Pasquini, fa parte di questa forma d’arte creare contraddizioni. Spesso ci troviamo a dipingere e in luoghi pubblici, magari senza autorizzazione, affrontando un pubblico spontaneo e non preparato. Un punto di vista ed un giudizio soggettivo, un contatto diretto che apre molte riflessioni interessanti sull’espressione artistica contemporanea e la ricezione da parte del pubblico. Mi fa piacere che sia popolare e trovo doveroso che anche gli esperti del settore artistico come gallerie e musei si interessino a questo fenomeno globale.

Lo sbaglio è cercare di speculare sulla popolarità della denominazione Street Art; anche quando essa non è più nella strade. Credo ci sia solo un po’ di confusione da chiarire: ciò che muore dell’arte di strada è l’aggettivo “street” quando questa viene tolta dal contesto urbano, ciò che rimane invece è solo arte.

THE OTHER - VENEZIA

“The Other”- Exit Enter, Venezia

Costanza Resini

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  1. Pingback: Fly Away with Exit Enter | Urban Art

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