Arte/Eventi

EDWARD HOPPER: Il vento che rumore fa?

Le pareti degradano da un color grigio ad un bianco guscio d’uovo, dipanandosi tra le sale, pannelli cerulei contraddistinguono e sottolineano le opere principali e d’inizio sezione.

Arrivano dal Whitney Museum of American Art di New York le 58 opere di Edward Hopper in mostra a Palazzo Fava, palazzo delle esposizioni di Bologna, fino al 24 luglio. Il percorso espositivo si articola in sei sezioni, occupanti due piani della sede espositiva:

1. Gli esordi. Parigi;

2. New York;

3. Il paesaggio;

4. Dipingere la luce del sole sul lato di una casa;

5. La città;

6. Hopper icons.

Edward Hopper e il Realismo americano vengono anticipati in un video introduttivo che prepara il visitatore allo spettacolo che si dispiegherà nel corso delle sale. Gli occhi vanno predisposti e questo spazio fornisce il tempo necessario. Da Hopper ha inizio la ‘pittura americana’, ovvero una presa di coscienza che gli artisti svilupperanno appieno dalla fine degli Anni ‘30 sino all’aprirsi della Seconda Guerra Mondiale, sostituendosi alla capitale francese quale luogo di rifugio dei protagonisti delle Avanguardie, che proprio a New York avevano trovato protezione dall’Europa nazista.

Il viaggio a Parigi è un momento fondamentale per la sua pittura, avvicinandolo ancor di più all’Impressionismo di Degas, già prediletto dall’artista. Fari isolati, binari arrugginiti, pompe di benzina e clienti assorti nei caffè sono i protagonisti assoluti della sua ricerca pittorica, allontanandosi drasticamente dalle mode imperanti del momento, Cubiste prima e Astrattiste poi. Ciò che lo stupisce è la calma della vita che scorre lungo le strade e i boulevard, contrapposta all’affannosa ricerca di denaro della sua America. La luce intrappola l’anima di Hopper in una ricerca di realtà che intende riportare sulla tela l’espressione del grigio-azzurro delle costruzioni parigine che in una giornata nuvolosa permea di sé ogni cosa.

1.0

La ferrovia“, 1906-07, Contè crayon e acquarello su carta, Whitney Museum of American Art, New York

2.0

Il Bistro o La Bottega del vino“, 1909, olio su tela, Whitney Museum of American Art, New York

 

3.0

Soir Bleu” , 1914, olio su tela, Whitney Museum of American Art, New York

Dipingere è nella visione dell’artista un processo mentale più che manuale, lunghe fasi di lavoro e studio precedono la stesura definitiva del quadro, le sue composizioni si contraddistinguono per una semplicità quasi geometrica che ricorda un’istantanea fotografica. La solitudine dei suoi personaggi lo avvicina al cinema muto e al teatro e fa sì che venga definito dalla critica “il pittore della solitudine”. Il senso d’inquietudine e tensione che percorre le tele è da associare al momento storico che lo vede protagonista, vale la pena di ricordare che la sua vita viene scandita dagli eventi più tragici dell’ XX secolo, ma la violenza non arriva mai a varcare la soglia della tela, avvertiamo solo quel flebile sentore per cui tutto, da un momento all’altro, potrebbe essere sconvolto. Pur prediligendo paesini isolati, la sua New York rimane il soggetto prediletto, a cui si associa la luce che dopo il viaggio d’esordio parigino rimane il segno distintivo della sua produzione pittorica.

4.0

Ombre nella notte” 1921, Acquaforte su carta, Whitney Museum of American Art, New York

Proseguendo ulteriormente il nostro percorso dobbiamo soffermarci sull’insegnamento che Robert Henri impartisce al giovane Hopper: “Non riprodurre la natura ma le sensazioni più forti che ha prodotto su di te…”, questo consiglio, abilmente seguito, ci permette di cogliere in modo nuovo e diverso i paesaggi che si svolgono davanti ai nostri occhi, la natura sembra assumere il posto che fino a ieri spettava all’uomo, possiamo quasi sentire quel vento che spettina le chiome degli alberi e non è cosi strano avvertire il fischio del treno in lontananza.

5.0

Railroad Crossing“, 1922-23, olio su tela, Whitney Museum of American Art, New York

È importante, concludendo, dare ulteriore attenzione alla luce che taglia radente la scena dividendo l’inquadratura in piani luminosi e zone d’ombra, Hopper stesso chiarisce l’importanza di tale componente nella sua pittura: “Forse non sono troppo umano, ma il mio scopo è stato semplicemente quello di dipingere la luce del sole sulla parete di una casa […] È il tentativo di dipingere la luce del sole senza quasi mettere pigmento giallo nel bianco.. sarà l’osservatore ad avanzare eventuali interpretazioni psicologiche”. La necessità umana di contatto viene contrapposta alla sua reale alienazione nel mondo moderno, le facciate non sono altro che soglia, confine di separazione tra interno ed esterno, ed è proprio in tale luogo di passaggio, luogo che presuppone una scelta, che Hopper colloca i suoi protagonisti.

IPad consentono un primo approccio alla visione dell’artista e un’animazione digitale ci permette di sfogliare gli schizzi preparatori e gli appunti. Un’ultima sezione avvicina in modo ancor più diretto il visitatore ad Hopper, ad ognuno è chiesto di entrare in scena e sostituirsi a uno dei protagonisti del celebre Second Story Sunlight (Secondo piano al sole), 1960, olio su tela, Whitney Museum of American Art, New York.

Costo del biglietto: intero 13€, ridotto 11€.

Giulia Casaro

6.0

Tramonto a Cape Cod”, 1934, olio su tela, Whitney Museum of American Art, New York

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