Lettura/Cinema

IMMORTAL ad vitam

immortal ad vitam

Titolo originale: Immortel ad vitam

Paese di produzione: Francia

Anno: 2004

Regia, soggetto e sceneggiatura: Enki Bilal

Interpreti principali:

Linda Hardy -> Jill Bioskop

Thomas Kretschmann -> Alcide Nikopol

Charlotte Rampling -> Elma Turner

Thoman M. Pollard -> Horus

L’elogio alla mitologia ed al Cyberpunk. Che non sono poi suggestioni tanto distanti tra loro.

Diretto da Enki Bilal, fumettista, scrittore e regista francese di sede, ma nativo della Belgrado dall’ex-Jugoslavia, questo è quel genere di film che potete mettere in pausa in un attimo random, stampare il fotogramma e avere così un’illustrazione…. beh, è sempre molto rude dare una definizione a delle correnti di immaginario, ma lo facciamo per semplificarci la conversazione, per ricondurci ad un bagaglio di conoscenza comune. Qui è difficile, sul serio. Concedetemi che sono presenti molti elementi dell’iconografia Cyberpunk e che ci sono divinità egizie nello stesso contesto. Dovrebbe dare un’idea dell’universo immaginario creato da Bilal, ma è soltanto la punta dell’iceberg.

Perché in questo film c’è di tutto. Iper-tecnologia, veicoli che hanno abbandonato le ruote già da un po’, piramidi volanti, divinità egizie che camminano tra gli uomini, corporazioni, lotte tra strati sociali, persino una catastrofe che anni prima degli eventi del film ha ridotto Central Park ad un cumulo di macerie radioattive.

 

immortal ad vitam pic

Ma andiamo con ordine: la storia si svolge nell’anno 2095 in una New York dove le mutazioni genetiche sono all’ordine del giorno. Da un momento all’altro, una piramide egizia compare nei cieli della città, abitata effettivamente da divinità egizie. Queste condannano il loro ex-compagno Horus alla cessazione della sua immortalità, che equivale fondamentalmente alla morte. Tuttavia, gli concedono un po’ di tempo per svolgere un ultimo gesto, generare una discendenza. Horus punta gli occhi su Jill, una ragazza dalle origini poco chiare persino a lei stessa e che è strana anche da un punto di vista fisico. Alla vista è nel pieno della sua maturità di donna; le analisi sui suoi tessuti però, sembrano dimostrare che lei ha solo pochi mesi di età. Le indagini sull’origine di questo fatto si susseguono durante la durata della pellicola. Horus, che in quanto dio, alla longevità ci tiene, vede in lei una partner interessante quindi passa alla seconda parte del piano: serve un uomo non mutato che faccia da tramite fisico. Lo trova in Nikopol, un prigioniero condannato all’ibernazione da ormai 30 anni a causa del suo vivace attivismo e giornalismo d’inchiesta. Gli eventi che seguono sono uno strano triangolo tra queste 3 anime poco consenzienti tra di loro e la ricerca di Jill sulle proprie origini. E volete che un simile scenario non catturi l’interesse di una qualche megacorporazione? C’è anche quella e pure lei non manca di un immaginario estetico molto personale.

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Ai tempi della sua uscita, Immortal ad Vitam fu uno dei primi film di alto budget ad essere stati girati interamente in virtual backlot. Solo gli attori, i costumi e sporadici elementi dello scenario sono “reali”, il resto è tutto dovuto ad un magistrale lavoro di effetti e scenari creati in digitale. Tecnica che si rende necessaria quando la parte visiva è così immaginifica e difficile, se non impossibile da proporre fisicamente. Facendo di necessità virtù, questo film esplora tale tecnologia creando uno stile visivo tuttora inimitato. Del resto Enki Bilal ha dimostrato di saper produrre uno stile molto autoriale sin dalle sue graphic novel, che per alcune tematiche precedono il film, vedi per esempio La Foire aux Immortels (the Carnival of Immortals) pubblicata nel 1980.

Tra solenni conversazioni fra Dei, corporazioni che cercano di sedurre la protagonista con risposte sulle sue origini, un attivista che viene liberato dalla sua prigionia solo per essere il veicolo di Horus ed un mondo turbolento con ferite ancora aperte in tutti gli aspetti, la storia si libra sinuosa tra mito e scienza creando delle suggestioni visive e narrative che non lasceranno certo indifferenti. E se il contrasto tra attori reali e umanoidi in CG è oggi ben evidente, dall’altro lato il mondo è così particolare, così platealmente “non-il-nostro”, che lo straniamento lascia ben presto il posto alla curiosità di cosa vedremo dopo.

Da guardare a mente fresca e lasciandosi trasportare.

Manuel Berto

 

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