Lettura/Cinema

CAROL…..la nostra Recensione

CAROL

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C’è qualcosa che sfiora –senza alcuna ombra di dubbio- la perfezione in questo film di Todd Haynes.

Cate Blanchett stessa è sublime nell’interpretare questa donna piena di fascino e impudenza, ammaliatrice testarda e aggraziata, volitiva e volubile nel contempo. L’altrettanto perfetta Rooney Mara spicca appena di meno, ma solo perché adombrata dalla perfezione della co-protagonista, splendente nei suoi capelli biondi, elegantissima nei suoi abiti di alta sartoria.carol-cate-blanchett-2-filmloverss

“Carol” racconta la storia di una donna dell’alta borghesia newyorkese che nei giorni appena precedenti il Natale, incontra in un grande magazzino la giovane commessa Therese e da quel momento non ha occhi che per lei. La seduzione sottile fra le due inizia già con quel trenino giocattolo che incanta la protagonista con il suo moto perpetuo lungo un percorso che non prevede sbandamenti, simbolo di una vita che non  immagina ribellioni.  E proprio quel trenino sarà il pretesto per il loro incontro. Carol desidera acquistarlo per la figlia e ne discute l’opportunità o meno con Therese. Queste piccole confidenze e questo dialogo portano le due prima a pranzo insieme, poi a passare una serata nella splendida casa di campagna della protagonista, nella quale non manca un duro scontro con il marito di lei ed, infine, a partire insieme per un viaggio che le porterà in giro per gli States. Non andranno lontano, certo, perché il marito di Carol (interpretato da Kyle Chandler) le farà spiare da un investigatore, il quale è incaricato di provare la condotta immorale della donna, arma che verrà usata per ottenere l’affidamento esclusivo della figlia.  Ai margini di questa vicenda c’è Therese, una ventenne che oggi definiremmo hipster, fidanzata ma poco convinta, appassionata di fotografia e detentrice di un’innocenza naif, totalmente sguarnita di malizia ed inesperta di fronte alle cose della vita. Carol e Therese intrecciano un’intensa storia d’amore che le porterà ad un rapporto di reciprocità molto delicato, rendendole in alcuni casi succubi l’una dell’altra. Sino ad un epilogo che non sarà scontato ma, proprio per la precisione con la quale vengono narrati i personaggi, nemmeno così inatteso.

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Carol non è di certo un film dalla trama avvincente, anzi, da spettatore permane il desiderio che accada sempre qualcosa di forte. In realtà quella che viene narrata è la storia di un amore, un amore che per certi versi assume i toni dell’amore universale. Un amore fatto di contrasti, di freddezza e passione nel contempo. Un amore che sembra essere impossibile per due persone che devono ricoprire un ruolo (siamo nell’America degli anni Cinquanta) ma cercano in ogni modo di spezzare i vincoli che ad esso le legano. C’è senso di affrancamento che avviene proprio attraverso l’amore. Ne vengono narrati con grande delicatezza gli approcci, i modi, gli sguardi, i momenti.

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Forse è proprio per questo che di fronte all’estetismo costante e luminoso che appartiene a quest’opera, ciò che riguarda la trama è invece più sfuggevole, meno sottolineato, meno importante.

Ci aspetteremmo forse grandi drammi, grandi scelte, grandi proteste. Forse qualcosa di forte come in “Boys don’t cry” (del 1999 con Hilary Swank) o qualcosa di sottinteso e drammatico come in “Quelle due” (del 1961 con Audrey Hepburn). E invece non c’è nulla di tutto questo. C’è la narrazione di un amore normale, ordinario e meraviglioso come molti amori sanno essere. E probabilmente sta proprio qui la forza stessa del film, che non vuole straparlare ma solo incantare.

Ed è questo infatti che è “Carol”, puro incanto.

Ammalia dall’inizio alla fine con atmosfere dai toni soffusi e delicati, con ambienti saturi di oggetti perfetti per il contesto in cui si trovano, i costumi sono elegantissimi e le protagoniste, beh, che dire. Forse non vincerà molti Oscar ma sulla statuetta a Cate Blanchett ci si potrebbe scommettere. Anche solo per questo, “Carol” è un film che merita di essere visto. E probabilmente una sola visione non basterà.

Marilisa Mainardi

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