Arte/Eventi

Redglaze INTERVISTA I CURATORI DEL MAKE

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Oggi 5 Dicembre 2015 alle ore 18,00 sarà inaugurata la mostra collettiva Making Sense: Artisti+Makers per nuovi immaginari possibili, che verrà ospitata nelle stanze storiche di Palazzo Pretorio a Cittadella (PD).

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Laurina Paperina “Boom” 2015 per Making Sense

RedGlaze sta seguendo da vicino Making Sense e in seguito alla pubblicazione di un primo articolo inerente a questo evento ha voluto intervistare i curatori: Stefano Volpato, Guido Bartorelli e Caterina Benvegnù, per capire meglio di cosa si tratta questa nuova sinergia fra due mondi che dapprima si erano del tutto ignorati fino a creare nuovi percorsi di ricerca.

 

-Chi è e di cosa si occupa un MAKER?

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Elisa Strinna “Water Mirror” studio per scultura 2015 per Making Sense

Stefano Volpato:make”, in inglese, sta per fare; “maker” è chi fa. Potremmo rendere il termine accostando due parole solo in apparenza antitetiche al giorno d’oggi: artigiani digitali. Dalla tradizione artigiana, elemento legato sin dall’antichità alla nostra cultura e oggi “ribrandizzata” con notevole successo nel cosiddetto made in Italy, i makers traggono l’interesse per l’ideazione, progettazione, costruzione di un oggetto da zero sino alla sua applicazione concreta. Dal mondo digitale mutuano una fondamentale modalità operativa open source, ovvero la condivisione di conoscenze e sviluppi quale mezzo per la produzione di valore aggiunto. Più in generale, potremmo dire che la cultura del making è permeata da un atteggiamento profondamente do it yourself.

 

-Cosa si intende quando si parla della “filosofia” do it your self?

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Kensuke Koike “Sabon” 2015 per Making Sense

Stefano Volpato: do it yourself, abbreviato in DIY, significa letteralmente “fattelo da solo”. Più che una filosofia, indica un atteggiamento: il desiderio di rispondere ad un proprio bisogno non già rivolgendosi a qualcosa di già fatto, ragionevolmente acquistando un oggetto o un servizio pronto, ma realizzandolo da soli, sviluppando le proprie capacità. Non è una novità dei nostri giorni – il termine entra nell’uso comune almeno dagli anni ’70 – ma connessa con le pratiche open source suddette può modificare significativamente alcune colonne portanti del nostro modo di pensare, ad esempio, il valore e la concorrenza: già pronto non è necessariamente migliore di fare da sé, condividere le proprie conoscenze non impoverisce ma arricchisce.

 

-MAKING SENSE è il frutto del lavoro congiunto di Artisti e Makers, da cosa è nata l’idea di unire questi due ambiti creativi che si sono ignorati finora?

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Roberto Fassone con “Friends Make Books 35-Alternate covers to this book” 2015

Guido Bartorelli: abbiamo voluto tentare un esperimento. Abbiamo chiesto agli artisti di utilizzare tecnologie come la stampante 3D, risograph o arduino per la produzione delle opere. Nel chiedere questo, però, si mirava a qualcosa che sta ben oltre il dato tecnico. Nell’uso di tali tecnologie i makers tendono a identificarsi, a riconoscersi come comunità. Metterle in mano agli artisti, o meglio spingere gli artisti a collaborare con i makers, vuol dire fare incontrare persone che si riferiscono a metodi e contenuti differenti, ma che pure si dedicano tutte alla creatività come valore assoluto. Speriamo che ne risultino una mostra, un catalogo e una serie di incontri-dibattiti che ci permettano di conoscere artisti e makers in modo tale che gli uni gettino luce sugli altri. L’averli stimolati a lavorare assieme ha permesso loro di confrontarsi, e a noi di confrontarli. Inoltre facciamo tutto ciò in un territorio, come quello di Cittadella, che è culturalmente vivacissimo. E dico “culturalmente” nel senso più ampio: dalla ricchezza artistica che giunge dal passato (basti pensare alla meravigliosa sede di Palazzo Pretorio che ci ospita) alla cultura di impresa, forte di una tradizione radicata nell’ artigianato e, allo stesso tempo, alla ricerca di stimoli per il futuro. Portare qui le tensioni più avanzate dell’arte e dell’artigianato digitale potrebbe davvero dare frutti interessanti, ben al di là dei confini che in genere ha una mostra d’arte.

 

– E’ possibile, con gli strumenti messi a disposizione dai Makers (Stampanti 3D, hardware…) parlare dell’inizio di una nuova “era” nell’arte contemporanea in Italia?

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Francesco Bertelè con Recipient.cc “Gli essere termici” print 2015 per Making Sense

Caterina Benvegnù: il percorso di collaborazione tra artisti e makers iniziato per Making Sense ha posto le basi per una riflessione e un’analisi approfondite rispetto alla possibilità di sviluppare nuovi linguaggi di espressione, così come inediti processi creativi. Parlare di “nuova era” è però probabilmente improprio, poiché se da un lato la sperimentazione iniziata con questo progetto ha dato modo di abbattere certi confini, dall’altro essa ha posto in essere una sfida complessa, mettendo in luce i nodi di un dialogo che necessitano di essere ancora elaborati in toto. Making Sense tenta dunque di indagare quali siano i processi alla base della possibile connessione tra arte contemporanea e mondo dei makers, non tanto per manifestare una svolta positivista quanto per offrire agli uni e agli altri delle opportunità d’indagine ancora inesplorate – probabilmente perché sinora temute. L’approccio di Making Sense è transdisciplinare, ibrido, dialogante; non utilizza gli strumenti dei makers poiché funzionali a un processo produttivo, ma perché rappresentano un’ulteriore possibilità di approfondire percorsi di ricerca, così come di affinare senso critico, per parlare del contemporaneo con le sue innumerevoli sfaccettature.

 

PER INFO: CULTURALIART

PER INFO: FONDAZIONE PALAZZO PRETORIO ONLUS

Lysa Toso

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