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GENNY MIRTILLO “La Fiamma del Burlesque” si racconta a RedGlaze

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“burlesque non è ciò che si fa, è ciò che si è, quello di cui ti circondi, lei lo è ma lo fa con il fuoco!”

(dall’ intervista della Tatto Convention di Trieste)

Un giorno entrai in un locale, nella provincia di Rovigo, ricordo che  stava suonando  un gruppo, di cui purtroppo ho dimenticato il nome, tra le numerose persone presenti a quel Live mi rimase impressa una ragazza dai capelli rosso fuoco e gli occhi di ghiaccio. Inizialmente pensai, visto il suo aspetto  estetico molto appariscente ma allo stesso tempo impeccabile nell’ abbigliamento e nel trucco, che appartenesse alla categoria dei “Make up Artist” o in alternativa fosse qualche modella capitata li per caso.  Il detto “com’è piccolo il mondo” spesso è un’autentica e inconfutabile verità, così dopo un po’ di  tempo venni a sapere grazie a degli amici, che questa  Ragazza  dal look decisamente insolito per quelle zone in realtà era, è tutt’ora una Permofer di Burlesque: Genny Mirtillo. Ho avuto l’occasione di “ritrovarla” e così mi sono decisa di contattarla per “strapparle “ una piccola intervista. La cosa che più mi ha colpito di quest’artista sono i contrasti che riesce a creare nelle sue performances, esibizioni che non si limitano solamente ad una sensuale danza,  ma sono ricche di giochi con il fuoco e sfide con camminate sopra a tavole piene di chiodi. Genny riesce a creare un gioco di colori con i suoi costumi, il suo corpo tatuato, assieme ai movimenti cattura i suoi spettatori e li trascina in un mondo quasi surreale. Mitzi Von Wolfgang della Burlesque School di Milano l’ha definita: “non solo di una rara bellezza e di costumi e accessori curatissimi ma appartiene proprio al Circo retró”. Noi la definiamo come un’ Artista che riesce a diventare la Regina indiscutibile del Palco dove si esibisce, mantenendo dentro  di lei uno spirito autoironico e semplice che abbiamo avuto modo di conoscere quando l’abbiamo contattata.

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-Da dove è nata la passione per il Burlesque? c’è stato qualche episodio in particolare?

La mia passione per il Burlesque è nata  per puro caso. Venivo da un “background “del tutto diverso cioè quello della danza orientale, un giorno mi sentii dire  “sei molto Burlesque..sai cos’è?”.  Così incuriosita da questa  parola “Burlesque “ho iniziato le mie ricerche. Inizialmente il primo approccio con questa disciplina artistica non è stato dei migliori, non ero riuscita a trovare  l’insegnante giusto e per una serie di motivi dopo poco decisi di abbandonare non solo il Burlesque ma la danza in generale. Oggi mi sento di nominare e ringraziare Il mio attuale amato compagno, anche lui un artista ma nel mondo della musica (Silver, batterista dei Dirt Show)  che ha insistito perché  ritornassi ad amare il mondo da cui mi ero appena allontanata incoraggiandomi a studiare  con le migliori insegnanti e performer e aiutandomi nella scelta degli act. Devo a lui e alla mia coach Milena Bisacco buona parte della mia carriera. Io vivo di questo, è il mio unico lavoro e mi reputo privilegiata che sia un lavoro che amo e che coincida con la mia passione.

 -Come ti senti quando ti esibisci.

Quando mi esibisco sono in estasi , ma allo stesso tempo mi sento  in dovere con le aspettative del pubblico con il quale cerco molto il contatto visivo. Cerco i loro occhi sorridenti alle provocazioni che contraddistinguono i miei personaggi.

-C’è qualcosa che ami in modo particolare di quest’arte? Quali insegnamenti ti ha lasciato e ti lascia tutt’ora, il Burlesque?

Come non si può amare un corpo femminile, l’ironia, la seduzione, lo charme dei costumi e le atmosfere nelle quali si viene trascinati? E lo dico sia da spettatrice che da performer.

Attraverso il burlesque ho preso coscienza del mio corpo migliorando di certo il mio rapporto con questo ultimo, ne sono diventata più consapevole. La mia Passione non che il mio Lavoro mi ha dato e mi sta dando molto, anche se a volte ci metto un po’ a realizzare,  capisco quanto io sia cambiata come persona (non parlo esteticamente) ma moralmente, il Burlesque ha coinvolto la mia personalità e continua a farlo di giorno in giorno.

-Come affronti le critiche davanti ad un’arte ancora sconosciuta per tante persone di questo Paese.

Ad una domanda del genere se parliamo del  pregiudizio che suscita quest’arte, posso rispondere con un proverbio “quando l’ignoranza parla, l’intelligenza tace”. Le critiche esistenti sono soprattutto causa del burlesque fatto male.

 -Quali sono i “falsi miti” che circolano su questa disciplina artistica?

Il re dei “falsi miti” è che il Burlesque sia per tutte. Sicuramente un corso tenuto da professioniste è una buona medicina per riscoprirsi e aumentare la propria autostima ma da lì a essere una performer che richiede un cachet ne passa di acqua sotto i ponti. Non bastano dei corsetti da grande magazzino, della lingerie da sexy shop e del rossetto rosso. Come dico sempre “non si fa burlesque, si è burlesque”.

 Il rapporto della tua famiglia verso questa tua scelta di praticare il Burlesque.

La mia famiglia si chiede sempre se sono pazza visto che i miei spettacoli sono molto evocativi del side show, uso il fuoco e un letto di chiodi, ma non si sono mai opposti. Del resto sono cocciuta come un asino. E per la verità mi hanno aiutato anche nella realizzazione di alcuni costumi.

– L’esperienza che più ti è rimasta nel cuore.

Non potrei mai scegliere. Sono davvero molti i palchi calcati che mi sono rimasti nel cuore. Tra questi: il Queen Calavera the home of burlesque di Amburgo, meta ambita di molte performer; Alassio dove per Les Vedettes con Attilio Reinhardt e altri incredibili artisti, per San Valentino, ci siamo esibiti i questa meravigliosa chiesa anglicana e senza dubbio il Cirque le Soir di Dubai che è stato la mia casa per quattro mesi.

Martha Padovani

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