Attualità/Curiosità

I Libri come veicoli di emozioni

Ritengo interessante riflettere sulla funzione e sul significato del libro e della lettura in senso generico (non parlo di una letteratura specifica, ma intendo comprendere tutte le letterature, a partire da quella per l’infanzia e per ragazzi).

Leggete con attenzione questo scritto, le parole che uso, la terminologia non è casuale, è scelta con l’obiettivo specifico di stimolare la vostra riflessione su questa tematica, aprire una dibattito, e si accettano tante critiche 

Non è uno scritto “pronto da bere”, potete esprimere qualunque critica e opinione diversa!

Detto questo: Vi piace leggere? Vi piacciono le storiePerché leggete?

Alcuni pensieri dalla mia esperienza…

In particolar modo per la letteratura per ragazzi e per bambini, il libro deve dare una risposta alle necessità soggettive del ragazzo/bambino, ma trovo che anche per l’adulto sia un po’ lo stesso, soprattutto per quanto riguarda il campo delleemozioni espressenon espresserepresse, conservate in un angolo dentro di noi e magari risvegliate dalla lettura …che ci mette di fronte a certe nostre“dimenticanze”, o ci ripropone un’esperienza magari non affrontata del tutto, o ci aiuta a completare un percorso nostro interiore, o ci mette semplicemente di fronte alle nostre responsabilità in termini di emozioni che volutamente abbiamo“nascosto” a noi stessi…

Immagino che parecchi di noi andrebbero in crisi se provassero a stare in una stanza in silenzio e in totale solitudine a fare i conti con tutto il proprio vissuto, con ciò che hanno provato in determinate situazioni, come hanno reagito, o non-reagito, o le scelte fatte o non-fatte…

Ecco, secondo me è valida la visione del libro come “medicina dell’anima” da somministrare ai “pazienti-lettori”, la lettura e il libro come strumento in sé possono essere utili ad affrontare paure, a criticare le cose e quelle classiche “istituzioni” che a volte ci vengono trasmesse attraverso l’educazione e che magari riteniamo ad un certo punto di modificare quando è il momento di costruirci delle nostre posizioni e non adottare quelle di chi ci ha educato.

In realtà questo è il lavoro che svolge in primis il bambino nel momento in cui inizia a muoversi nel mondo, attraverso la lettura interiorizza gli elementi che gli servono per interagire con gli altri e successivamente per avere strumenti di critica verso ciò che lo circonda; ed è proprio attraverso la critica costruttiva che il bambino cresce. Nel processo di crescita il bambino arriverà a ragionare e a pensare anche oltre gli stereotipi, io sostengo che questo procedimento debba continuare anche da adulti, per poter continuare ad “ingrandire” il proprio essere.

Questo aspetto costituisce una forte analogia con il mondo della letteratura per bambini, però va sottolineata una altrettanto forte differenza fra la letteratura e la letteratura per l’infanzia: mentre nell’adulto strutturato ciò che conta è il giudizio di valore rispetto al libro, per il bambino è significativo il rapporto di cura che l’adulto ha verso di lui.

Distinguerei anche fra “aver cura” e “prendersi cura”: “aver cura” riguarda il soddisfacimento dei bisogni primari del bambino; “prendersi cura” fa riferimento all’attenzione dell’educatore verso il bambino.

Un’altra nota va dedicata al fatto che tutte le letterature sono solitamente affiancate da un aggettivo (letteratura classica, medievale, italiana, inglese, francese, popolare, etc…); mentre la letteratura per l’infanzia e per ragazzi è l’unica orientata ai destinatari, ovverosia per i bambini e per i ragazzi.

Inoltre un’altra differenza sostanziale fra adulto e bambino riguarda l’osservare le immagini: mentre l’adulto si concentra magari su un’immagine che può essere la copertina di un libro, ma non si limita a scegliere un libro in base alla copertina, ha una serie di strumenti che vanno oltre e fanno sì che ne possa valutare il contenuto prima della scelta e proietta tutte le sue sovrastrutture di pensiero; il bambino si sofferma e “legge” l’immagine.

Il libro in sé ci permette di rielaborare il nostro vissuto, è una forma di organizzazione della realtà. Il pensiero narrativo è semplicemente un modo di raccontare la realtà.

Ricordate: leggere è l’attività più impegnativa a livello cerebrale!!!

A proposito di lettura…questo è il libro che più si adegua a “risvegliare” le emozioni…con quel giusto tocco di magia…

il-profumo

Le protagoniste di questo romanzo sono le due sorelle Waverley.

Claire è un tipo solitario, vive nella casa di famiglia a Bascom e la sua vita è rappresentata dal giardino e da ciò che vi cresce, infatti questo giardino è magico nel vero senso della parola grazie ad un melo i cui frutti mostrano a chi ne mangia l’evento più importante della propria vita .

Claire gestisce un servizio di catering preparando cibi a base di fiori magici del suo giardino che hanno il potere di influenzare glia animi delle persone.

Sidney invece è l’opposto della sorella, solare ed estroversa ama circondarsi di amici.

Proprio i suoi amici però in gioventù la tradirono e Sydney fu costretta a scappare dalla sua casa ripercorrendo i passi della madre che abbandonò le due figlie quando erano molto piccole.

Così Sidney torna a Bascom dopo dieci anni per cercare un posto sicuro dove proteggere la figlia Bay e se stessa dal padre della bimba, un uomo violento che le perseguita.

Dopo la morte della madre di Claire e Sidney vengono cresciute dalla nonna, ma le ragazze vivranno la loro vita in maniera completamente diversa, infatti Sidney decide di abbandonare quella piccola città superstiziosa e crearsi una nuova vita con un nuovo nome, ma purtroppo nulla è come sperava…

Dopo la nascita della figlia si rende conto che la cosa più importante per lei è la stabilità per la piccola e decide di ritornare a Bascom dalla sorella Claire, ed è proprio al suo ritorno che il melo “magico” nel cortile della casa comincerà a far rotolare le mele e le vite delle sorelle inizieranno a prendere delle pieghe inaspettate…

Così Claire e Sidney, in un posto dove ognuno ha qualcosa di magico, impareranno a conoscersi, a diventare prima amiche e poi sorelle, scoprendo cosa significa amare.

Il tutto accompagnato dagli strambi oggetti che zia Evanelle regala in giro e che prima o poi saranno utili per qualcosa.

Ho trovato questo libro veramente piacevole da leggere, il linguaggio molto scorrevole, la scrittura mai pesante, si ha voglia di continuare a sfogliare le pagine e alla fine è impossibile evitare un sorriso.

Tutti, da quelle parti, sapevano che le pietanze preparate con i fiori che crescevano intorno al melo del giardino delle Weverley avevano effetti curiosi su chi le consumava…”

Una storia delicata, fatta d’amore, speranze e un tocco di magia, un albero magico che con i suoi frutti può incantare o distruggere.

Io adoro questa scrittrice, il suo stile è pulito, semplice ed emozionante, con poche parole riesce a farti sentire parte della storia, tanto che odori e sapori ti sembrano reali.

I personaggi del racconto sono sempre ben delineati e i pensieri e le emozioni che provanosono autentici, non ci sono mai degli eccessi e tanto meno risultano banali.

La storia è come una canzone incantevole che non smetteresti mai di ascoltare, io non sono riuscita ad abbandonare il racconto neanche un minuto, l’ho divorato!!! Non riuscivo a smettere di leggere, non mi sono neanche resa conto che la notte era quasi volta all’alba…

Ho adorato subito Claire, una ragazza indipendente che per paura di soffrire o essere delusa si era rinchiusa nella solitudine, una donna che non si lascia intimidire dai commenti degli altri, sulle sue stranezze e sulla sua famiglia, perché per fortuna non siamo tutti uguali e come dice sempre lei a sua sorella…

Non siamo strane!”

Già perché nessuno è strano, ognuno di noi a modo suo è particolare!!!

Ed è proprio questo che le donne Waverley vogliono insegnarci…

Ad essere noi stessi in qualunque situazione perché siamo noi che dobbiamo accettarci per quello che siamo, se non riusciamo ad accettare noi stessi, la nostra natura, come possiamo pretendere che lo facciano gli altri?!?

L’amore che ci racconta l’autrice è sempre descritto in maniera spontanea e dolce, non c’è mai nulla di forzato, perché l’amore è proprio così: un sentimento che cresce e per diventare forte deve avere delle basi solide, proprio come il melo delle Waverley!!!

Consigliatissimo!!! Io ho provato mille emozioni perché oltre all’amore c’è il mistero e la tensione che amalgamati a dei personaggi particolari rendono la storia una “pietanza” di cui non puoi fare a meno!!!

Il finale arriverà come un fulmine a ciel sereno…

Amira

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...